Circolo Pd Barack Obama

Circolo del Partito Democratico "Barack Obama"

Lucio Scarpa

Continuiamo così, facciamoci del male.

Oh, come al solito il titolista l’ha sparata grossa per attirare l’attenzione :-)

In realtà io voglio approfondire una affermazione fatta già qualche tempo fa, ma che, visto l’andazzo del Circolo, credo meriti una riflessione più ampia non solo da parte mia.
La mia affermazione era questa:
“in tutta sincerità mi sembra che il circolo stia prendendo la piega di un appellificio, ogni giorno viene aperta una nuova discussione in cui ci si chiede se e come prendere posizione...
tutte richieste legittime e ben motivate, e pure su casi sicuramente degni di attenzioni.
però si corre il rischio di fermarsi a questi appelli perché una volta scritti ed approvati sono necessari altri passaggi che richiedono di essere seguiti. comunicati stampa, pubblicazione, invio, solleciti... non vorrei che noi coordinatori passassimo le giornate a fare questo.
adesso c'è la procedura per proposta e richiesta di approvazione di "azioni", arriverà anche la struttura per fare i passaggi successivi in automatico...”
L’ho scritta sapendo che avrei potuto urtare più di qualcuno, ma ero e sono assolutamente convinto di questa cosa.
Adesso, in colpevole ritardo, mi spiego meglio.

Appellificio, so che ha una valenza negativa usato in questo modo, e l’ho usato apposta.
Ripeto che gli appelli, lettere ecc… che sono usciti dal circolo fino ad oggi sono assolutamente sensati e condivisibili. Su tutti abbiamo raccolto maggioranze molto, molto, larghe. Non è questo il punto della questione.
E non è solo quello che ho scritto in quel primo messaggio, cioè la quantità di tempo che va dedicata alla scrittura e diffusione della lettera/appello, a lasciarmi perplesso.
C’è un altro fattore da considerare e su cui invito a riflettere.
A cosa serve un appello?
Fino ad oggi, mi pare, che raggiunga benissimo lo scopo di chiarire all’interno del circolo quali siano le posizioni comuni, o almeno maggioritarie, su certi argomenti; e devo dire che, malgrado alcuni contrasti, c’è una importante unità fra noi e questa mi rende molto ottimista per il futuro. Non è che non vedo contrasti e scontri anche aspri, ma mi appaiono tutti superabili facilmente nel momento in cui si trova una linea di azione comune.
Altro obiettivo che raggiungono questi appelli è comunicare all’esterno questi nostri pensieri, ma chi li legge? Chi già frequenta il blog del circolo o blog e siti che li riprendono, non sono pochi ma non si può dire che le nostre uscite abbiano un’eco nazionale, restano sempre chiuse dentro il circuito di chi la pensa come noi. Positivo anche questo perché aumenta la nostra credibilità e porta anche nuovi iscritti, che sono sempre graditi.
E dopo?
Oltre a questo che risultati otteniamo?
Francamente non ne vedo altri degni di merito; vedo invece una controindicazione. L’appello come lo stiamo usando qui ha una sua urgenza intrinseca, nasce spesso dalla voglia di rispondere al “fatto del giorno”, urgenza che non mi pare compatibile né con la normale vita di circolo né con un utilizzo efficace di internet da parte di centinaia di persone. La decisione al volo può essere presa da un gruppo ristretto, non da una moltitudine.
Proprio per dare razionalità a queste esigenze abbiamo scritto una prima regola, provvisoria, su come fare per aprire un’attività operativa
ma la discussione seguente si è incartata sul quorum (che si può tranquillamente eliminare senza alterare il senso della proposta) invece che focalizzarsi su un altro punto che a me sembra, invece, centrale. Come definire una azione politica di questo circolo. Come dare un seguito alla scrittura e approvazione di un appello, in questo caso.
Per passare da semplice appello ad azione, secondo, condizione necessaria fare una riflessione ex ante su qual è l’obiettivo dell’appello che si intende scrivere e solo dopo aver trovato ampia convergenza sull’obiettivo passare alla fase di scrittura. E questa condizione non è ancora sufficiente, bisogna stabilire anche come si intende dare seguito alla scrittura.
Per riassumere, credo che la regolina, ripeto provvisoria, che ci siamo dati vada integrata con l’obbligo di dare una descrizione più accurata dell’azione che contenga: obiettivo che si vuole raggiungere, metodo che si intende utilizzare per raggiungere questo obiettivo, persone che intendono lavorarci con suddivisione dei compiti.
Faccio un esempio concreto prendendo spunto dalle discussioni sul testamento biologico di questi giorni.
Al circolo si è sollevata una, giustificata, indignazione per l’astensione da parte del PD ed è sorta una diffusa convinzione che noi si dovesse prendere posizione. Così Silvia Ricordy ha aperto un thread che citava pure un mio suggerimento scritto ai coordinatori: "chiediamo [al PD] che venga sostenuto il disegno di legge di Marino in maniera ufficiale da tutto il partito. E chiediamolo scrivendo a tutti gli eletti: gli indirizzi mail di Camera e Senato sono pubblici. Magari mettendo un bel po' di giornalisti in copia...".
Nel thread si è discusso di quale forma dare alla lettera, ma meno di quale voleva essere l’obiettivo implicito nella mia frase, e cioè spingere perché il PD manifestasse una posizione unitaria sul tema e presentasse con forza una proposta di legge, ovvero quella su cui sta già lavorando il Senatore Marino.
Quando ho scritto quella frase avevo in testa anche altri passaggi per l’operazione, ma la fretta ha portato ad aprire la discussione che ha preso una direzione diversa. Ad esempio io avrei voluto contattare Ignazio Marino, prima di prendere l’iniziativa per concordare con lui quale potesse essere il modo migliore di porsi per far sentire che la “base” chiedeva che la sua proposta diventasse di tutto il partito. Di questo non si è tenuto conto e la lettera ha preso una piega più di critica verso l’astensione che di supporto al disegno di legge, distogliendo da quello che secondo me doveva essere il vero obiettivo.
Anche perché, sul fatto che il PD debba impegnarsi per veder riconosciuto il testamento biologico mi pare che al circolo siamo tutti convinti, non altrettanto sulla critica all’astensione.
E qui si arriva alla “vocazione maggioritaria” anche del circolo, e mi trovo a pensare perché dobbiamo rischiare spaccature su dettagli, non dico ininfluenti, ma secondari rispetto a quello che è l’obiettivo comune?
E, ultima cosa, sul modo di diffondere l’appello una volta scritta perché limitarci a un generico invio quando Donatella ha fatto questa riflessione sull’adottare un parlamentare da parte di ogni iscritto al circolo, che credo debba essere portata avanti con forza. Il testamento biologico è un ottimo argomento su cui iniziare il dialogo con il nostro parlamentare personale.
Quindi niente fretta e organizziamoci per bene, solo così potremo sperare di portare a casa risultati concreti.

Spero di essermi spiegato meglio…

Tags: adottare, appello, azione, biologico, parlamentare, politica, testamento

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Risposte a questa discussione

dici bene, Daniele. Ci vuole un arbitro per dirimere le contese. Ora tutto sta a trovare qualcuno disponibile per quella carica :)

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Ci si può ragionare sopra. Per non caricare tutto sulle spalle di una sola persona, potrebbe essere un collegio di 3 garanti, o qualcosa del genere (il minimo per non avere situazioni di parità). Spero che questo non mi valga l'accusa di burocratismo, lo propongo solo perchè A) potrebbero decidere molto più in fretta del coordinamento di 12 persone, e B) potrebbero essere scelte non per il profilo politico, come sarà il prossimo coordinamento, ma per quello della riconosciuta imparzialità.

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Se non ricordo male, tra i compiti del coordinamento c'è anche quello di dotare il Circolo di uno Statuto di tipo "civile", tappa necessaria per costituirsi come associazione riconosciuta giuridicamente al pari dei CT e per avere, di conseguenza, qualche chance più concreta di essere considerati dal Partito stesso come qualcosa di più del "forum di chiacchiere" che pare sembriamo tuttora alla maggior parte dei nostri dirigenti, almeno di quelli che sanno della nostra esistenza.
Ricordo anche che in moltissimi modelli standard di statuti di associazioni, centri studi, organizzazioni di vario tipo, esiste l'istituzione del collegio sindacale che, se non sbaglio, ha, appunto, il compito di "sindacare" la correttezza dei comportamenti e delle azioni di chi ha incarichi di responsabilità; e infine ricordo che nello stesso tipo di documenti è previsto che vengano descritte le procedure con cui si attuano dimissioni, espulsioni, decadenza dalle cariche eccetera... Sembrerebbe dunque che "l'arbitro con facoltà di ultima parola" non serva, una volta che ci si doti di uno strumento del genere.

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Grazie del suggerimento, temo che mi dovrò fare un po' di studi giuridici, ma in fondo già ci pensavo anche in riferimento alla campagna perchè il partito si doti di strumenti per decidere anche sui temi etici, nell'ottica dei diritti e doveri di tutti (dagli iscritti al segretario). E con l'idea magari di capire perchè queste cose in Italia funzionano poco. Sob!

Comunque sarebbe il collegio sindacale a svolgere il ruolo di arbitro, no?

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E ci vuole un arbitro molto tempestivo, anche, perché se le cose degenerano in rissa un intervento tardivo non può che mostrare cartellini rossi a tutti.

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Daniele non credo che nessuno predichi per l'anarchia o per un'utopico luogo dove si prendano solo decisioni plenarie... vedo di buon occhio la dialettica politica, sempre e comunque. Ma mi permetto di raccontarvi una storia: in inghilterra (mi pare) hanno fatto un'interessantissimo esperimento presso una facoltà di psicologia, hanno ricreato un finto carcere con studenti volontari estratti a sorte. Una parte facevano i prigionieri, l'altra i carcerati, beh dopo qualche tempo i carnefici sono diventati davvero tali e i prigionieri vittime... ecco le situazioni rischiano di prendere la mano!
Ma è indubbio che talune precise regole ci vogliano, ma starei molto attento a pensare ad un arbitro cui spetti l'ultima parola...

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Alessandro, conosco bene l'esperimento di cui parli (Stanford 1971, prof. Zimbardo), ma proprio non capisco la relazione con quello che sto proponendo; anzi, ti dirò, credo che casomai sia un elemento a sostegno della necessità di regole il cui rispetto sia garantito! Infatti il rischio, pensando a quell'esperimento, è che chi ha del potere anche minimo inizi ad identificarsi con i metodi di gestione dello stesso tipici dei politici italiani - quelli contro i quali tanto ci battiamo.

Il ruolo di arbitro che ho in mente invece servirebbe proprio ad avere un potere terzo che bilanci quello "politico" del coordinamento, soprattutto quello futuro che avrà piena legittimazione politica. Riguardo all'ultima parola, poi, io sono convinto che uno dei problemi che abbiamo in Italia sia proprio quello di avere paura delle decisioni definitive (e infatti abbiamo un'infinità di gradi di processo, per dirne una). Ma se stiamo sempre a rimettere in discussione tutto, è chiaro che non si va da nessuna parte...

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ma forse non mi sono spiegato Daniele, intendevo con l'esempio mostrare come l'essere umano abbia la tendenza a credere alle costruzioni che innalza, di ogni natura e ad adattarsi pericolosamente alle regole poste. Credo che se il circolo inizierà a strutturarsi come un circolo territoriale, in maniera meno fluida e più da partito classico diventerà necessariamente quello. Penso che bisogna credere nelle peculiarità di questo strana creautura che abbiamo creato, e non seguire (per contare di più, come qualcuno dice) strade già battute e stanche. Penso che avrai letto quello che ci siamo scritti qualche 3d più avanti... ecco quella è per me la strada, anzi vorrei un tuo parere. continuo a dire che quest non voglia dire assensa totale di regole, ma solo buonsenso...
ciao

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La discussione che finalmente è nata ha le stesse radici di quelle che tante volte sia Enzo che io abbiamo tentato di porre alla riflessione del circolo: qual è la specificità di un circolo online, quali suoi scopi, a cosa serve e un circolo online, e, in ultima analisi, a cosa serve un partito? Domande dalle quali non si può sfuggire, come ben dimostra il “caso” scoppiato adesso; e alle quali, anche se sono state, non tanto tempo fa, dichiarate con piglio sgradevolmente autoritario da Barbara “non pertinenti”, se non si risponde, non lasciano procedere.
Si confrontano/scontrano due modi di intendere il concetto di circolo online: quello che lo pensa come un luogo dinamico ed orizzontale, quello che tende ad equipararlo ad un circolo territoriale. E’ questa che è prevalsa, non so quanto in modo consapevole, nel coordinamento. Per esempio, si sono teorizzati e costruiti i gruppi territoriali (sarebbe interessante un bilancio dei loro primi mesi di attività, tanto per toccare con mano il loro fallimento, non certo per cattiva volontà dei componenti, ma per la contraddizione insita fra essere online e territoriali) o la partecipazione alle feste dell’unità (per le quali l’online non serve affatto). Dopo una prima prova, molto ben riuscita di democrazia, l’elezione del coordinamento (forse il momento più alto della vita del circolo), ci si è incastrati nel tentativo di mettere argini e costruire difese contro immaginarie derive populiste, assembleariste, estremiste, ecc.ecc., immaginando di poter restringere ancor più che sul territorio la possibilità di iniziativa (non esistono certamente quorum nei circoli territoriali per prendere qualsiasi decisione, altrimenti nessuna decisione verrebbe mai presa). Si è pensato, cioè, di definire gli aspetti peculiari dell’iniziativa online preoccupandosi proprio di difendersi dagli aspetti che più caratterizzano questa esperienza: l’orizzontalità, la spontaneità, la riduzione/eliminazione di distanze.
L’online è il luogo dell’individualità: noi siamo qui perché crediamo di avere, ognuno di noi individualmente, qualcosa da dire, e che l’opinione di ognuno di noi conti esattamente come quella di ogni altro. L’autorevolezza di ogni opinione, anche dei più noti dirigenti, deve essere conquistata sul campo e sempre riconquistata, poiché nel web quello che conta non sono i ruoli, ma le persone. Si è eletto un coordinamento cogliendo l’esigenza di un minimo di organizzazione, e si richiede una metodologia per prendere decisioni; ma poi tutto deve fermarsi lì. Il metodo deve servire a contarsi e costruire maggioranze e minoranze sempre variabili, non per ridurre il pensiero dei singoli ad un’ortodossia che non può esistere nel libero confronto degli individui.
Lo stare online ha una potenzialità comunicativa molto alta; permette, come qualcuno ha già sottolineato, la possibilità di eliminare distanze fra vertici e base, di trasmettere in tempo reale le proprie opinioni ai vertici e di provocare/pretendere risposte. Per la consapevolezza di queste potenzialità, e della possibilità di dare un senso alla parola “partecipazione”, molti di noi sono qui.

Tutto questo confligge inevitabilmente con le strutture verticistiche di un partito, con la riduzione del pensiero all’ortodossia, con l’esistenza di molteplici livelli territorali che bloccano il flusso bidirezionale delle comunicazioni.
L’esistenza di un circolo online confligge inevitabilmente con l’idea di partito che si è realizzata con lo Statuto; quello che sta succedendo, al di là di casi personali, è un sintomo di questo conflitto, e della stravaganza di essere circolo online in una struttura di partito rigido.
Allora la scelta di questo circolo dovrebbe essere di consapevolezza della sua “mostruosità” e della sua inevitabile conflittualità per il solo fatto di esistere. Dovrebbe allora strutturarsi in modo da accettare e valorizzare questa conflittualità, buttando a mare tutto ciò che non è coerente con la sua essenza (cominciando da gruppi territoriali e feste dell’unità), imparare ad utilizzare fino in fondo le sue potenzialità.
Diventare non l’”appellificio” (“fare appelli” ha la stessa subalternità che “fare petizioni contro il governo”) ma il “documentificio” che, uscendo dalle secche in cui è finito per mancanza di consapevolezza di sé, diventi un continuo stimolo all’azione del partito; una critica coerente ed una coerente, continua, proposta; un’apertura di canali di comunicazione con eletti e dirigenti per far sapere che il loro operato è tenuto monitorato. Dare battaglia dentro il partito, non cercare omologazioni. In questo modo, forse, si riuscirà ad incidere anche se in minima parte, sulla struttura e le scelte del partito. O forse ci si farà buttar fuori, è un rischio che si corre (ma allora avremmo quella risonanza mediatica tanto desiderata!).
Ma se si va nella direzione opposta, alla ricerca di un’omologazione, allora ci si spegnerà, poiché si farà quello che i partiti hanno fatto da molti anni in qua: allontanare da sé il pensiero divergente, le intelligenze innovative, esaltare il conformismo, ridursi a pochi gruppetti di conformisti militanti.

Scrivo queste cose perché sento di doverlo fare, soprattutto adesso, ma con la consapevolezza che non avranno seguito, poiché, in fondo, i partiti producono strutture e militanti a propria immagine e somiglianza, e difficilmente un’idea così radicalmente diversa da quella corrente potrà essere presa in considerazione.
A queste riflessioni, che non è da poco tempo che sto cercando di elaborare, si aggiunge un giudizio sempre più critico verso il PD, che sembra decisamente avviato in direzione opposta ad una politica innovatrice, e sempre più impegnato in un’opera di restaurazione su tutti i fronti: dalla riforma elettorale ai temi etici. A questo punto credo di dovermi impegnare in una seria autocritica anche delle motivazioni che mi hanno indotto a dare fiducia al PD.

Per tutto questo, dunque, per me la cosa finisce qui: gli atti del PD ormai sono talmente lontani dal mio sentire, che continuare a sperare in un cambiamento di rotta mi sembra accanimento terapeutico. Fino ad ora ho partecipato a questo circolo perché, pur dissentendo con quasi tutte le azioni del PD e non avendo alcuna intenzione di iscrivermi, mi consideravo comunque una sua potenziale elettrice. Ora è certo che il PD non avrà – tranne insperate e radicali inversioni – il mio voto, quindi non mi sento legittimata a continuare a far parte di un circolo, anche se online.
Mi piacerebbe che continuaste a tollerarmi nella sezione Cineforum, dove cercherò di parlare più di film e meno di politica.

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Manuela, a me dispiacerebbe tantissimo perdere la tua voce politica.
Anzi, probabilmente ne capisci molto più di politica che di film :p
Scherzi a parte, credo che interrogarsi su cosa è un circolo online sia il gravoso compito di un coordinamento che, ricordiamolo, è stato votato proprio per dare una direzione iniziale al circolo con delle regole comuni. Mentre la discussione fra di noi si svolge giustamente cresce però il bisogno di partecipazione del circolo, e a tale bisogno siam costretti, volenti o nolenti, a rispondere.
Dici giustamente che un CO è il luogo dell'individualità, ma non è per questo un luogo dell'anarchia. Alcune (poche) regole servono proprio per garantire i diritti di tutti e il compito di questo coordinamento, ripeto, era proprio quello di definirle. Secondo me il circolo dovrebbe essere il luogo dove l'individualità può esprimersi e vengon forniti i mezzi e il luogo per portar avanti le proprie idee, se ce ne si assume l'impegno. Chi vuol fare le cose, insomma, fa. La regola è questa, e finora chiunque si è detto volenteroso su qualcosa è stato chiamato a fare (e lo dimostra proprio il cineforum di Attilio e Alessandro). Il problema sorge quando qualcuno pretende senza voler fare o quando vuol fare cose che non sono in accordo con quanto stan facendo gli altri. Deve questo qualcuno esser cacciato? secondo me no, secondo me idee diverse sono una ricchezza e deve avere gli stessi mezzi e gli stessi spazi altrui per poter far convogliare energie attorno a sé. Questi stessi spazi li ha, sul forum (e può anche richiedere votazioni sulla newsletter ufficiale), e ha addirittura una regola per cui si può, se la sua decisione è condivisa dai più, andare addirittura contro le decisioni del coordinamento stesso. Non credo ci sia nulla di dirigista in questo, anzi, nessun CT mette in dubbio le scelte dei coordinatori. È un'opportunità che andrebbe colta da chi non condivide le scelte fatte, se ha voglia di impegnarsi per portar avanti le sue idee. Se questa voglia non c'è non si può certo chiedere ai coordinatori, oltre a spazi e mezzi, di offrire anche energie per portare avanti le idee di qualunque singolo, perché siamo in 600 ed è materialmente impossibile. Le accuse di verticismo mi appaiono, perciò, infondate.
Sulle feste dell'Unità, invece, credo che siano utili semplicemente a farci conoscere e ad aver rapporti anche fuori della rete, e i gruppi territoriali servono, quando funzionano, semplicemente a gestire tali rapporti, anche con una semplice attività (invisibile) di mailing list comune. Ricordiamoci che il nostro riconoscimento ufficiale dentro il partito è ancora una cosa tutta da definire, e la visibilità serve sicuramente a perseguire un obiettivo di "contare davvero" che riteniamo fondamentale. Se poi vogliamo dedicarci a giocare con la politica senza che la nostra voce sia ascoltata, beh, per quello bastava molta meno fatica, ognuno ha il suo blog personale.

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Scusa Manuela, ma i gruppi territoriali, la partecipazione alle feste dell'unità, Mappa Democratica e iniziative come Primarie Sempre non sono affatto intese ad imitare i circoli territoriali (e infatti, a parte le feste dell'unità - dove però i CT partecipano solo alla "propria" festa - sono tutte cose nostre specifiche e piuttosto innovative), ma al contrario guidate da una visione chiara di circolo online: quella di costituire un network che colleghi iscritti al PD sparsi per l'Italia e per il mondo, anche quelli che fanno parte di altri circoli. Lo scopo è quello di far emergere e far raggiungere la necessaria massa critica a quella volontà di rinnovamento che quasi tutti noi condividiamo, anche se con istanze non identiche, e che crediamo sia diffusa anche nei circoli territoriali, dove probabilmente è soffocata da un sistema che rende difficili i collegamenti trasversali.

Se vogliamo creare una rete significativa non dobbiamo puntare su semplici documenti di critica, che lasciano il tempo che trovano, ma su azioni politiche propositive. Realizzare azioni efficaci però richiede molto tempo e molto impegno, per arrivarci è necessario concentrare le forze ed effettuare una selezione: per questo il circolo si è dotato di strumenti democratici di decisione. Chi ha azioni da proporre e vuole la collaborazione ufficiale del circolo deve solo riuscire a convincere abbastanza iscritti, ma questo mi sembra assolutamente normale in democrazia. Rispetto ad un circolo territoriale noi abbiamo possibilità di circolazione delle idee e trasparenza molto più elevate, oltre ad una base molto più frizzante della media, per cui rischi di omologazione proprio non li vedo.

Il nostro modello di circolo online avrà successo? Nessuno lo può dire. Oggi di CO ce ne sono decine, ed ognuno ha caratteristiche diverse; credo che, come sempre, solo a posteriori potremo sapere chi ha seguito il modello migliore. Io credo molto nel nostro modello, anche se si pone obiettivi tanto elevati da rendere difficile il loro raggiungimento; però se non ce la dovessimo fare noi, sono sicuro che per quanto è facile sperimentare in questo settore sicuramente da qualche altro circolo verrà fuori un modello significativo, prima o poi.

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Manuela pur condividendo alcune delle cose scrivi e che hai scritto in passato mi pare che ci sia un presupposto errato nella tua analisi.
Mi trovi perfettamente d'accordo sul fatto che il ns circolo:
"diventi un continuo stimolo all’azione del partito; una critica coerente ed una coerente, continua, proposta; un’apertura di canali di comunicazione con eletti e dirigenti per far sapere che il loro operato è tenuto monitorato. Dare battaglia dentro il partito, non cercare omologazioni. In questo modo, forse, si riuscirà ad incidere anche se in minima parte, sulla struttura e le scelte del partito.
Il problema che ti pongo è chi ci ascolta? Chi ci legge? Portare avanti decine di campagne con pochi sostenitori per dare battaglia dell'interno non serve a niente se non riusciamo a raccogliere consensi al di fuori del nostro orticello. Essendomi occupato finora del Blog e controllandone il traffico, ti posso dire che il nostro problema è proprio quello di avere idee bellissime, discussioni appassionanti che nessuno, meno che mai i vertici del PD, considera.
In tutto questo Daniele Mazzini docet, una campagna come quella sulle primarie richiede tempo, persone e contatti, un lungo lavoro di cucitura che le continue richieste di firme raccolte su iniziative nate qui e poi postate sul blog non riescono ad avere. In pratica non riusciamo a sfondare.

"O forse ci si farà buttar fuori, è un rischio che si corre (ma allora avremmo quella risonanza mediatica tanto desiderata!)
Non sono d'accordo neanche su questo, la ventilata minaccia di sospendere il tesseramento proposta ultimamente non ha nessun presupposto, visto che non siamo neanche sicuri che le avremo un giorno.
Meglio allora portare avanti poche iniziative, ma ben fatte.
Continuare a partecipare ad eventi "fisici", Roma, Pistoia, Ferrara...Firenze?
Costruire consenso nella rete, continuando a coinvolgere persone dentro il ning, che non è soltanto il circolo, ma qualcosa di certamente più grande...

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