Oh, come al solito il titolista l’ha sparata grossa per attirare l’attenzione :-)
In realtà io voglio approfondire una affermazione fatta già qualche tempo fa, ma che, visto l’andazzo del Circolo, credo meriti una riflessione più ampia non solo da parte mia.
La mia affermazione era questa:
“in tutta sincerità mi sembra che il circolo stia prendendo la piega di un
appellificio, ogni giorno viene aperta una nuova discussione in cui ci si chiede se e come prendere posizione...
tutte richieste legittime e ben motivate, e pure su casi sicuramente degni di attenzioni.
però si corre il rischio di fermarsi a questi appelli perché una volta scritti ed approvati sono necessari altri passaggi che richiedono di essere seguiti. comunicati stampa, pubblicazione, invio, solleciti... non vorrei che noi coordinatori passassimo le giornate a fare questo.
adesso c'è la procedura per proposta e richiesta di approvazione di "azioni", arriverà anche la struttura per fare i passaggi successivi in automatico...”
L’ho scritta sapendo che avrei potuto urtare più di qualcuno, ma ero e sono assolutamente convinto di questa cosa.
Adesso, in colpevole ritardo, mi spiego meglio.
Appellificio, so che ha una valenza negativa usato in questo modo, e l’ho usato apposta.
Ripeto che gli appelli, lettere ecc… che sono usciti dal circolo fino ad oggi sono assolutamente sensati e condivisibili. Su tutti abbiamo raccolto maggioranze molto, molto, larghe. Non è questo il punto della questione.
E non è solo quello che ho scritto in quel primo messaggio, cioè la quantità di tempo che va dedicata alla scrittura e diffusione della lettera/appello, a lasciarmi perplesso.
C’è un altro fattore da considerare e su cui invito a riflettere.
A cosa serve un appello?
Fino ad oggi, mi pare, che raggiunga benissimo lo scopo di chiarire all’interno del circolo quali siano le
posizioni comuni, o almeno maggioritarie, su certi argomenti; e devo dire che, malgrado alcuni contrasti, c’è una importante unità fra noi e questa mi rende molto ottimista per il futuro. Non è che non vedo contrasti e scontri anche aspri, ma mi appaiono tutti superabili facilmente nel momento in cui si trova una linea di azione comune.
Altro obiettivo che raggiungono questi appelli è
comunicare all’esterno questi nostri pensieri, ma chi li legge? Chi già frequenta il blog del circolo o blog e siti che li riprendono, non sono pochi ma non si può dire che le nostre uscite abbiano un’eco nazionale, restano sempre chiuse dentro il circuito di chi la pensa come noi. Positivo anche questo perché aumenta la nostra credibilità e porta anche nuovi iscritti, che sono sempre graditi.
E dopo?
Oltre a questo che risultati otteniamo?
Francamente non ne vedo altri degni di merito; vedo invece una controindicazione. L’appello come lo stiamo usando qui ha una sua
urgenza intrinseca, nasce spesso dalla voglia di rispondere al “fatto del giorno”, urgenza che non mi pare compatibile né con la normale vita di circolo né con un utilizzo efficace di internet da parte di centinaia di persone. La decisione al volo può essere presa da un gruppo ristretto, non da una moltitudine.
Proprio per dare razionalità a queste esigenze abbiamo scritto una prima regola, provvisoria, su come fare per
aprire un’attività operativa
ma la discussione seguente si è incartata sul quorum (che si può tranquillamente eliminare senza alterare il senso della proposta) invece che focalizzarsi su un altro punto che a me sembra, invece, centrale. Come
definire una azione politica di questo circolo. Come
dare un seguito alla scrittura e approvazione di un appello, in questo caso.
Per passare da semplice appello ad azione, secondo, condizione necessaria fare una riflessione ex ante su qual è l’
obiettivo dell’appello che si intende scrivere e solo dopo aver trovato ampia convergenza sull’obiettivo passare alla fase di scrittura. E questa condizione non è ancora sufficiente, bisogna stabilire anche come si intende dare seguito alla scrittura.
Per riassumere, credo che la regolina, ripeto provvisoria, che ci siamo dati vada integrata con l’obbligo di dare una descrizione più accurata dell’azione che contenga:
obiettivo che si vuole raggiungere,
metodo che si intende utilizzare per raggiungere questo obiettivo,
persone che intendono lavorarci con suddivisione dei
compiti.
Faccio un esempio concreto prendendo spunto dalle discussioni sul testamento biologico di questi giorni.
Al circolo si è sollevata una, giustificata, indignazione per l’astensione da parte del PD ed è sorta una diffusa convinzione che noi si dovesse prendere posizione. Così Silvia Ricordy ha aperto un
thread che citava pure un mio suggerimento scritto ai coordinatori: "chiediamo [al PD] che venga sostenuto il disegno di legge di Marino in maniera ufficiale da tutto il partito. E chiediamolo scrivendo a tutti gli eletti: gli indirizzi mail di Camera e Senato sono pubblici. Magari mettendo un bel po' di giornalisti in copia...".
Nel thread si è discusso di quale forma dare alla lettera, ma meno di quale voleva essere l’obiettivo implicito nella mia frase, e cioè spingere perché il PD manifestasse una posizione unitaria sul tema e presentasse con forza una proposta di legge, ovvero quella su cui sta già lavorando il Senatore Marino.
Quando ho scritto quella frase avevo in testa anche altri passaggi per l’operazione, ma la fretta ha portato ad aprire la discussione che ha preso una direzione diversa. Ad esempio io avrei voluto contattare Ignazio Marino, prima di prendere l’iniziativa per concordare con lui quale potesse essere il modo migliore di porsi per far sentire che la “base” chiedeva che la sua proposta diventasse di tutto il partito. Di questo non si è tenuto conto e la lettera ha preso una piega più di critica verso l’astensione che di supporto al disegno di legge, distogliendo da quello che secondo me doveva essere il vero obiettivo.
Anche perché, sul fatto che il PD debba impegnarsi per veder riconosciuto il
testamento biologico mi pare che al circolo siamo tutti convinti, non altrettanto sulla critica all’astensione.
E qui si arriva alla “vocazione maggioritaria” anche del circolo, e mi trovo a pensare perché dobbiamo rischiare spaccature su dettagli, non dico ininfluenti, ma secondari rispetto a quello che è l’obiettivo comune?
E, ultima cosa, sul modo di diffondere l’appello una volta scritta perché limitarci a un generico invio quando Donatella ha fatto questa
riflessione sull’adottare un parlamentare da parte di ogni iscritto al circolo, che credo debba essere portata avanti con forza. Il testamento biologico è un ottimo argomento su cui iniziare il dialogo con il nostro
parlamentare personale.
Quindi niente fretta e organizziamoci per bene, solo così potremo sperare di portare a casa risultati concreti.
Spero di essermi spiegato meglio…