Circolo Pd Barack Obama

Circolo del Partito Democratico "Barack Obama"

chiara sardelli

Non è che ora subiamo il fascino mediatico di Berlusca?

Sono stata molto colpita da una dichiarazione che Cristiana Alicata ha fatto all'Assemblea de " I mille"che all'incirca suonava così : " Berlusconi è il più grande esperto mondiale di marketing" . Almeno in un altro altro intervento anche se ora non saprei contestualizzare si supponeva una egemonia culturale della destra.
La cosa mi preoccupa non poco, ovviamente sul piano politico.
Certamente io condivido l'idea che stava alla base di questi interventi che noi, in quanto a comunicazione, facciamo ed abbiamo fatto schifo.
E' vero per l'ultimo governo Prodi è vero in parte anche per Il Pd.
Ma da questo a dire che ci sarebbe un 'egemonia culturale della destra ce ne corre...
In quanto a Berlusconi io ritengo che sia una vera testa di c...
E che all'estero non goda affatto di quella stima e di quella reputazione che qui fa circolare come moneta , nei suoi roboanti bagni di folla e attraverso il suo strapotere mediatico.
Ne sia prova, in tempi non sospetti, a parte i cori europei ed americani attuali, il fiasco che ha avuto con i voti degli italiani all'estero. Vogliamo poi parlare delle trasmissioni che in Italia si sono affermate grazie all'idea di una certa destra che ci sovrasta edonisticamente , ed è solo un baraccone di mercanti dei sogni:
tipo il grande fratello .
Scusate ma a me tutto questo rammenta il ventennnio con i suoi film scaccia pensiero . E concorre a dare corpo alla mia idea che in Italia vi è un'emergenza democratica.
Voi che nepensate?

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Risposte a questa discussione

Esattamente come la pensi tu. Il berlusconismo con tutto quello che comporta ha permeato il suo elettorato e si è esteso a perdifiato.
Un politico che usa la politica e le isituzioni per sparlare di politica e delle istituzioni stesse che dovrebbe rappresentare. Certamente non per me. Attrae: rappresenta il cittadino che vorrebbe criticare ma che non ne ha i mezzi o il coraggio. Lui lo fa e questo piace tanto.
Invece di invitare alla responsabilità e al senso civico , incita all'evasione fiscale, alla disobbedienza delle regole, all'oltraggio dell'altro che sia diverso da lui e dal suo pensiero.

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Penso da tempo che accanto ad un'emergenza democratica c'è un'emergenza che mi sentirei di definire "morale": Berlusconi si è preparato il terreno proprio introducendo un certo tipo di cultura in Italia attraverso la televisione, prima ancora di scendere apertamente in politica.
Oggi in una replica di forum ho visto una discussione tra un padre operaio che si era offeso perchè un altro padre, imprenditore, voleva pagare alla figlia del primo la gita scolastica (che l'operaio non poteva permettersi); al di là della questione se la discussione fosse vera o inventata, quello che mi ha colpito è che ho faticato non poco a far capire a mia figlia, che ha 16 anni, i motivi dell'indignazione del padre operaio. E questo succede in una famiglia dove io e mio marito abbiamo sempre votato (e pensato) a sinistra...

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Riemergo dalle tenebre momentaneamente, perchè ho trovato interessante questo thread. Il segreto di Berlusconi, ciò che ne determina il successo innegabile, è che ha proposto e continua a proporre una cultura, schifosa quanto vi pare, ma che si sostanzia in un sistema di valori e di punti di riferimento che la sinistra non ha, non elabora e non propone.
La comunicazione della sinistra, dall'arcobaleno al PD, fa pena: oltre ad essere del tutto inadeguata agli italiani o a gran parte di essi è persino palesemente falsa. Non si limita, infatti, a proporre un universo di riferimento valoriale ed etico sostanzialmente estraneo alla natura degli italiani, ma risulta persino più sgradevole del berlusconi pensiero perchè prende in giro ben più di berlusconi.
Penso da tempo che la sinistra non possa proprio permettersi, nei fatti, di essere indistinguibile dalla destra. In tempi di ideologie imperanti bastavano torrenti e cascate di parole per mettersi al riparo da sospetti sulla natura reale delle cose: chiunque trent'anni fa avrebbe scommesso sull'assoluta purezza etica del PCI ( e magari, anzi sicuramente, questa purezza era tutta nella fantasia di chi la sosteneva, ma era la fantasia - il senso - a contare). Ma oggi, crollate le ideologie, è diventato palese che il politico di sinistra, dalla più infima circoscrizione al ramo più prestigioso del parlamento, si comporta - si "comporta" - in modo sostanzialmente indistinguibile dal politico di destra. Anzi: fatevi un giro per Roma e ditemi, cortesemente, se le clientele sono più di destra o di sinistra. Attenti alle sorprese. Il resto sono solo parole vuote (quelle che ormai mi danno una tale nausea da rendermi inavvicinabile qualsiasi, o quasi, dibattito politico).
Sorrido quando vedo che fioriscono dibattiti sulla "questione morale", magari ispirati al sempre compiantissimo Berlinguer, e mi viene in mente che davvero in troppi siamo ancora convinti che basti mettere quattro sedie intorno ad un tavolo, sotto la fotografia di un grande vecchio morto e sepolto, per avviare, o tentare di avviare, chissà quale processo di rigenerazione. In pratica, come cambiare il mondo con una seduta spiritica. E non ci accorgiamo, invece, dell'immane perdita di tempo. Sempre che masturbarsi mentalmente sia un perdita di tempo ( e, devo ammetterlo, non sempre lo è: ognuno gode come può).
E infine: la comunicazione. Ma cosa è la comunicazione. E, soprattutto, cosa è la comunicazione da un punto di vista democratico? Permettetemi la solenne presunzione, ma la comunicazione democratica è relazione. E non c'è relazione - e dunque comunicazione - se non c'è spazio, vitale, tra gli interlocutori. La comunicazione di Berlusconi è certamente geniale, ma ha ben poco di democratico: è un processo a senso unico dall'alto verso il basso. Il poter pensare di scimmiottare maldestramente il suo stile è il risultato del vuoto sterile, etico ed estetico, delle idee e delle pratiche, della sinistra e del PD. Ma che diavolo - dia ballo - si può comunicare senza ascoltare? Quasi nessuno osa dire che un partito democratico dovrebbe, per prima cosa, ascoltare. Con tutta la profondità, la ricchezza e la difficoltà che un processo di ascolto totale richiede. E' quella la comunicazione, non certo riversare tonnellate di parole su malcapitati spettatori.
Quando un partito, che si dice democratico, continua ad organizzare occasioni di incontro, sempre sotto la foto di un morto degli anni d'oro, in cui parlano in quattro, sempre gli stessi, e sempre a recitare i soliti scongiuri, quando un partito democratico fa questo, piuttosto che diventare un centro di ascolto, un centro di relazione e di incontro - magari buttando dalla finestra tutte le foto in stile politburo, compreso l'insopportabile Che - che diavolo di partito democratico è?
Mi si dirà: ma non è ascoltando che si vincono le elezioni. E, invece, mettendosi con un tavolino a tre gambe sotto la foto di Berlinguer, si?
Per concludere: forse è vero che in Italia c'è un'emergenza democratica. Il paradosso è che questa emergenza non è rappresentata da Berlusconi, ma dal vuoto di un partito che si chiama democratico e che tale non è. Se non è emergenza questa...

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beh, c'è tanta democrazia nel partito democratico quanta libertà nel partito della libertà :p

La battuta è di Vittorio Zucconi, io volevo solo sottoscrivere il tuo testo, anche se non sono così pessimista.
Se c'è una cosa che si prova a fare, almeno qui dentro, è ascoltare tutti.

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Fabio: ritornato alla grande, carico come un kalashnikov, caustico come una bottiglia di acido muriatico, preciso come un bisturi/laser... chapeau!

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Era ora che tornassi, accidenti.
Sulla relazione e l'ascolto come veri primi problemi del PD sono d'accordo.
L'ha detto pubblicamente Giuliano Taffoni all'assemblea dei Mille. Unico a metterla in questi termini.
Non sorprenda. L'impressione che ho è che la maggior parte delle persone con responsabilità politica nel PD e in generale a sinistra sia presa da manie organizzative di tipo direttivo, disciplinatorio e sanzionatorio per evitare di ascoltare.
Perché ascoltare significa mettersi al posto dell'altro (e viceversa): un'operazione aliena da chiunque punti alla/abbia una poltrona, perché la paura sovrana è che qualcuno prenda proprio il tuo posto. Infatti, se ascolti lasci spazio all'altro, che così può crescere e mostrare le sue qualità.

E la poltrona non la molla nessuno perché ci son troppi soldi in ballo. Un consigliere regionale, che se di opposizione lavora pochissimo, guadagna dai 10.000 euro in sù. Al mese. Con 2 legislature hai la pensione. Quale miglior presa dei partiti sugli elementi di apparato, attuali o futuri?

Io crederò a un partito serio (di sin o dex) nel momento in cui ridurrà drasticamente gli stipendi collegati alla politica. Quando il cappio del denaro si allenta, la libertà di pensiero e di azione ha uno spazio reale. Quando un consigliere prenderà 1500 euro come me che mi sveglio alle 2 di mattina per scrivere i miei lavori scientifici, allora mi siederò populisticamente soddisfatto in giardino la domenica pomeriggio e parlerò serenamente di politica con 4 amici.

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Sì credo che quest azioni siano le uniche che possano veramente qualfificare un paritto nuovo. Che cosa ci mettiamo a riformare lo scandalo, per esempio di queste pensioni ?

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chiara davvero una proposta-una battaglia-una lotta e non scendere a compromessi

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Visto che ridurre gli stipendi richiede un voto a maggioranza, che difficilmente ci potrà essere, perchè non seguire la strada dell'autoregolamentazione? Seguendo questa linea: http://www.manifestotrl.org/Ufficiali/Manifesto-TRL/Page-2.html

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fabio se riterrò di aver bisogno di analisi vengo in terapia da te :-)

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Analisi acutissima, caro Fabio. Solo una precisazione: quando parlo di questione "morale" (non a caso tra virgolette) non intendo quello che giustamente definisci una "seduta spiritica", ma semplicemente l'atteggiamento, non politico, ma in qualche modo pre- politico, sociale, che constato nei spesso nei ragazzi con cui lavoro.
Se i politici "fregano" i cittadini, è una questione morale all'interno della politica, se i cittadini non si scandalizzano più di queste cose e le guardano con indifferenza, secondo me è ben più grave. Io penso alla morale come ad ciò che ci spinge alle nostre scelte, e che quindi dipende in primo luogo dal nostro senso critico, dalla nostra capacità di giudicare il mondo che ci circonda e di dargli di conseguenza un certo aspetto valoriale.

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Parole sante! Ma prima di sprofondare nel girone dei sordi, è forse il caso di approfondire il tuo impeccabile discorso.
Che la comunicazione debba essere ascolto, anzi, a mio parere meglio dialogo, non ci sono dubbi. In politica come altrove. Via quindi palchi e palchetti. E anche qualche palcoscenico di troppo. Più spazio, ad esempio, per luoghi come questo. Eppure, anche qui, luogo al di sopra di ogni sospetto, siamo sicuri che sempre e comunque l'ascolto ha la meglio sul giudizio liquidatorio, sulla certezza, sul monologo, sulla pontificazione?
Allora prima questione: il deficit di ascolto non è un problema del partito democratico, è una questione ben più profonda soprattutto all'interno del rutilante mondo della sinistra.
A sinistra c'è sempre stato e continua a esserci, almeno secondo me, una dichiarata, qualche volta supponente, idea di politica e di cultura. In assoluta buona fede ci si è sempre ispirati alla pedagogia, a "non è mai troppo tardi", alla trasmissione più che alla com-unicazione (avevo anche tentato, qualche tempo fa una rilettura di Gramsci, proprio per invitare tutti a riscoprire la necessita di un rapporto organico, dialogico tra cittadini e movimenti politici; principio analogo, credo, è quello che ispira lo "sporchiamoci le mani" di Davide).
Anche in questa discussione siamo partiti dal principio che Berlusconi è in grado di "plasmare" le masse. Se continuiamo a pensare che da una parte ci sono strategie di marketing e dall'altra il popolo bue, penso che non andiamo da nessuna parte.
Ora tu sostieni: "Il segreto di Berlusconi... è che ha proposto e continua a proporre una cultura, schifosa quanto vi pare, ma che si sostanzia in un sistema di valori e di punti di riferimento che la sinistra non ha, non elabora e non propone". Ma questo non è esattamente ascolto. L'ascolto non è proporre un sistema valoriale. Ascolto è provare a sentire cosa chiedono i cittadini, tutti. La vera questione è che oggi buona parte dei cittadini chiede cose che facciamo fatica ad ascoltare e a comprendere. Per carità abbiamo dirigenti imbarazzanti, ma abbiamo anche un bagaglio culturale probabilmente non adatto a dare risposte concrete e comprensibili. la via di fuga diventa la comunicazione: "non capiscono" (versione più integralista), "non ci facciamo capire" (versione moderata). Io non credo che sia tutta colpa del partito e/o dei dirigenti nuovi, vecchi e trapassati.
E' cambiata, ahinoi, la politica: non è più un mondo, di valori, di programmi, di parole. I dibattiti appartengono al mondo della cultura. Politica è sempre più governo, è sempre più fare. I cittadini chiedono di parlare, e vogliono giudicare i politici per gli atti e non per i programmi. Vogliono le foto, non le parole. Finora i cittadini ascoltavano le promesse dei politici. Non funziona più. I politici devono ascoltare le richieste dei cittadini. E questo comporta la necessità di qualche idea in più e qualche ideale in meno.
Non c'è più spazio per domande di destra o di sinistra.
Forse, speriamo, c'è spazio per risposte di destra o di sinistra.

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