Riflessioni sull'8 luglio
Trovo quantomeno singolare che nel circolo non si discuta nemmeno di striscio di una questione che dovrebbe vederci alquanto accalorati: la partecipazione (o la non partecipazione) alla manifestazione indetta da Flores d’Arcais, Colombo e Pardi, l’8 luglio.
Manifestazione alla quale il Pd non parteciperà; sarà da vedere quanto influirà questa decisione sulla reale partecipazione di uomini e donne.
In questa decisione si raccolgono, come in un paradigma, tutti i problemi irrisolti di identità, di linea politica, di persone, presenti nel Pd.
In primo luogo si percepisce, leggendo i vari commenti, una specie di timore scaramantico verso l’ipotesi di un ritorno dei girotondi: pensata come una vera iattura, capace di mettere i classici bastoni fra le ruote al tranquillo dispiegarsi della buona politica.
In una fase in cui il centrodestra non solo è maggioranza, nel Parlamento e nel paese, ma riesce ad imporre la sua “cultura”, un cocktail micidiale di razzismo, egoismo, maschilismo, esibizione muscolare di forza verso i deboli e strisciante servilismo versi i potenti… il Pd teme che l’espressione di quella parte, ahimé minoritaria, del paese che vi si oppone, possa costituire un problema.
E questo la dice lunga sul rapporto fra partito e società, sempre più distanti e sordi l’uno all’altra. Come se non fosse indispensabile, per il partito, attingere e diventare espressione, proprio di quella parte di società che coltiva ancora in sé i valori su cui il Pd dovrebbe fondarsi: la libertà, la convivenza civile, il rispetto di tutti e, infine, quell’uguaglianza di fronte alla legge di tutti i cittadini, accartocciata dalla destra come un foglio scarabocchiato.
Dimostra così, il Pd, di essere davvero espressione di una casta separata, sorda ed ostile a quanto di buono vi è nella società, oltre che incapace di interpretarlo e di farsene espressione politica. Tutto questo è lasciato a Di Pietro… e anche questo la dice lunga!
E, in secondo luogo, la paura dell’antiberlusconismo, letto come cifra su cui si dipanerà la manifestazione: come se opporsi alla disuguaglianza pianificata dei cittadini di fronte alla legge, non fosse un dovere di chiunque abbia coscienza civile, non fosse campo da coltivare con cura da parte di un partito che vorrebbe essere alternativo al centrodestra.
Pare incapace di comprendere, il Pd, che l’antiberlusconismo è stato sì una iattura: ma quando era l’unico collante di una coalizione, per tutto il resto quanto mai disomogenea, priva di qualsiasi progetto comune, che lo ha utilizzato come trampolino per conquistare il potere. Ma questo non autorizza a non porsi, con chiarezza adamantina e rigidità etica, in nettissima alternativa a Berlusconi, alla cultura che diffonde, e alle leggi-vergogna che sta continuando ad approvare.
La fibrillazione del PD, nel non sapere come e a cosa fare opposizione, nel non saper distinguere i contenuti su cui si può trattare dai principi e dai valori non negoziabili, mostra tutta la inconsistenza di un gruppo dirigente preoccupato più di garantirsi una qualche posizione di potere che della costruzione di un partito moderno; mostra la scarsa fibra morale di chi, nelle legislature passate, ha guardato con qualche favore alla “teoria del diritto” berlusconiana e, quando ne ha avuto l’occasione, non ha cancellato le leggi peggiori.
Infine, giustificare la defezione dalla manifestazione dell’8 luglio con la promessa di un’altra, futura manifestazione sul problema dei redditi, dimostra che l’opposizione non la si sa fare né su un tema né sull’altro. E quando si finge di farla, non si è proprio credibili.
Tags: 8, antiberlusconismo, civile, lguklio, manifestazione, opposizione, pd, società
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