Circolo Pd Barack Obama

Circolo del Partito Democratico "Barack Obama"

Enzo Lodesani

Abbiamo scherzato!

Abbiamo scherzato! L’autosufficienza, coalizioni antiqualcosa, partito a vocazione maggioritaria, bipartitismo, sono state una ubriacutura momentanea. D’Alema ha definito “l’autosufficienza una cosa da cretini” ed ecco che dopo appena una settimana arriva la “svolta”. Abbiamo scherzato, è necessario un dialogo con la sinistra per “costruire un nuovo centro sinistra”. “Non l’autosufficienza, non il bipartitismo, nensì un nuovo bipolarismo fatto di alleanze programmatiche”.
Chi ha creduto che il PD fosse la rigenerazione della politica italiana, chi ha creduto che il PD potesse superare le identità del ‘900, che potesse essere quella forza riformista e di governo che si candida sulla base di una propria idea di paese, è servito.
Ancora una volta gli elettori, gli iscritti sono spettatori paganti dello spettacolo della politica. Uno spettacolo in cui i protagonisti sono solo due: D’Alema e Veltroni. D’accordo loro, d’accordo tutti.
Saranno tanti quelli che si terranno alla larga da questo circo.

Tags: autosufficienza, bipolarismo, governo, riformista, svolta

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Risposte a questa discussione

A me pare che in tutta questa discussione manca la considerazione di un elemento di fondo, e dalla cui mancanza, appunto, deriva una sorta di "contr'ordine compagni!" sul significato dell'autosufficienza del PD in future contese elettorali.
Nessuno ha infatti tenuto conto fin qui dei rapporti di alleanza locale da mantenere integri ovunque il "centrosinistra" ha retto l'urto della "novità nazionale" uscita da Orvieto con il PD. E l'alleanza con l'IDV non può che essere letta come propedeutica a quella "novità".
Gli è che tutta la vecchia "Unione" rimasta imprevedibilmente fuori dal Parlamento, sta ora rientrando in gioco nel Territorio, com'è giusto che sia, in vista degli "sbarramenti capestro" minacciati da probabili riforme elettorali di stampo troppo bipartitico.
A mio avviso, dunque, non siamo di fronte a questioni di "autosufficienza" conclamata e poi rinnegata. Ma a un vero monito disillusivo verso chi crede di "isolare" nella melassa l'Opposizione che conta in Parlamento per poterci condividere poi le responsabilità più scomode, data l'inequivovabile "autosifficienza" della maggioranza di governo. Un monito che (se davvcero D'Alema e Veltroni agiscono in tandem come leggo in questa discussione) assume valore strategico a fronte di un sinistrismo territoriale malpancista nei confronti del soccorrso a geometria variabile in caso di crisi nelle Amministrazioni locali. Quel soccorso targato Udc, per intenderci.

Saluti,

montepino

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SE VI FOSSE SFUGGITO, DA "LA STAMPA"
FRANCESCO RAMELLA
L’incontro di venerdì scorso tra Berlusconi e Veltroni segna il primo passo concreto verso un nuovo stile di rapporti tra maggioranza e opposizione. La strategia del dialogo inaugurata dal segretario del Pd ricorda molto quella di Zapatero all’indomani della disfatta del Partito socialista (Psoe) nelle elezioni del 2000. Una sconfitta che consegna al Partito popolare di Aznar (Pp) la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari e porta la distanza tra i due partiti spagnoli oltre il 10% (nel 1996 era appena dell’1,2%). L’oposición útil lanciata dal neoeletto segretario socialista rappresenta una risposta alla crisi del Psoe ed è parte d’un disegno complessivo di rinnovamento del partito. Segna altresì una svolta nell’opposizione al governo Aznar, fino ad allora mirata prevalentemente a squalificare l’avversario politico.

La nuova linea tende ad accreditare il Psoe come una forza politica dialogante e responsabile sui temi di maggiore rilevanza nazionale, quali la lotta al terrorismo, la riforma del sistema giudiziario e le politiche per l’immigrazione. I socialisti si rendono disponibili a sostenere l’esecutivo sulle politiche di interesse generale, dimostrandosi capaci di anteporre le esigenze dei cittadini a quelle della competizione interpartitica. Senza per ciò rinunciare a differenziarsi dal governo, avanzando misure alternative a quelle della maggioranza. Non evitano neppure di scontrarsi frontalmente sulle decisioni impopolari assunte da Aznar (ad esempio sull’intervento in Iraq o sulla riduzione dei sussidi di disoccupazione). Questa strategia si rivela ben presto molto efficace, soprattutto presso l’elettorato moderato. I socialisti riescono rapidamente a ridurre il divario di consensi, riconquistando nel 2004 - complice l’attentato islamico alla stazione di Madrid - il governo del Paese. E tuttavia non va sottaciuto che l’oposición útil inizialmente incontra notevoli resistenze all’interno del Psoe: viene scambiata per un’opposizione debole.

Come si vede le analogie con il caso italiano non sono poche, e la dirigenza del centro-sinistra farebbe bene a tenerle presenti. Perché un’opposizione responsabile e costruttiva, in grado di recuperare iniziativa politica, è qualcosa di molto diverso da ogni forma di «melassa programmatica» e di «inciucismo» all’italiana. Al contrario, risulta utile per le sfide che il Pd deve oggi affrontare sul versante della strategia politica e della strutturazione del nuovo partito. Per fronteggiare le quali è necessario impostare un’opposizione «a doppio binario». Capace di ridare ai democratici un ruolo propulsivo nelle istituzioni e nella società, riguadagnando consensi sia tra gli elettori di centro sia tra quelli (delusi) di sinistra. Sul piano parlamentare e programmatico questo significa adottare un mix di confronto-scontro con il governo: dialogando in positivo sulle riforme istituzionali e sulle principali emergenze del Paese, ma contrapponendosi (anche radicalmente) sulle questioni in cui le distanze con la maggioranza risultano inconciliabili. Un modo di fare opposizione tutt’altro che facile. Niente affatto soft.

Per essere efficace, questa politica a doppio binario, oltre a un «governo-ombra», richiede anche un «partito-ombra». La costruzione, cioè, di una macchina organizzativa radicata nei territori, in grado di accompagnare - come un’ombra - le trasformazioni delle società locali. Per conseguire questo obiettivo non basta collocarsi responsabilmente nelle istituzioni, è necessario anche recuperare capacità di rappresentanza sociale, stimolando il reclutamento e la partecipazione degli iscritti. Lo stesso fece Zapatero nei primi anni della sua segreteria, rivitalizzando la militanza interna e utilizzandola massicciamente nella campagna elettorale del 2004. Una campagna condotta non solo sui media (vecchi e nuovi) ma anche porta a porta, per spiegare ai cittadini il nuovo corso socialista. Si tratta di sfide difficili. Non c’è dubbio. Che tuttavia il «nuovo centro-sinistra» deve affrontare se vuole dimostrare di essere credibile come forza di opposizione e di governo (alternativo). Laddove, in passato, è riuscito solamente nel compito opposto: stare al governo e all’opposizione... di sé stesso.

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Molto interessante. Io sono d'accordo che la demonizzazione dell'avversario (pure quando l'avversario è Berlusconi...) ormai non ci può portare da nessun parte. Ma farlo accettare da parte di molti elettori non sarà affatto facile.

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Forse non ho capito bene io, ma sinceramente non mi ricordo quando è che Veltroni in campagna elettorale ha detto che il PD sarebbe stato "autosufficiente". Mi sembra invece che si sia insistito soprattutto sul concetto della "vocazione maggioritaria". Che è ben altro.
Che significa costruire il proprio programma e POI confrontarsi con tutti quelli interessati, che ovviamente non sono chiamati a condividerlo in toto, altrimenti potrebbero semplicemente aderire al PD. Cos'è cambiato? Il programma del PD mi sembra che abbia cominciato a prendere forma, almeno, altrimenti in campagna elettorale abbiamo preso in giro i 12 milioni di italiani che lo hanno votato. Ora quindi non vedo nulla di male, nel momento in cui c'è da impostare un lavoro di opposizione che potrebbe durare 5 anni, nell'iniziare un confronto con quelle forze che presumibilmente potrebbero essere maggiormente interessate (ed SD, se non altro perché "compagni" fino ad una annetto fa, mi sembra un buon candidato). Confronto da fare insieme, chiaramente, ad una reale costruzione del partito sui territori, che è la cosa che manca e sulla quale ci si dovrebbe concentrare, invece di rimettere sempre tutto in discussione.

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A Davide non posso che rispondere che, guardando le stesse cose, ne vediamo due diverse. Dico a me stessa che il mio punto di vista è suffragato all'esperienza di più di dieci anni di errori politici fatti dagli stessi a cui oggi dovremmo dare ancora fiducia: D'Alema in primis, e gli altri a seguire. Ma so che il mio è solo un punto di vista, che ha lo stesso valore di qualunque altro. Per cui, Davide, che dire? staremo a vedere...
A Luigi invece rispondo che non so cosa fare e che, dal mio punto di vista, e stando le cose come stanno, non c'è niente di tutto quello che potremmo fare che sposterà di un millimetro la situazione. Non illudiamoci di poter in qualche modo influenzare la politica del partito, che è fatta in stanze chiuse da pochissime persone, che poi ci illustrano le loro decisioni in tv.
Mi chiederai che ci faccio qui... e hai ragione, me lo chiedo anch'io. Ho guardato con distacco alla nascita del PD, per le modalità con cui è nato (credo di averne parlato in altre discussioni); ho sperato, in parte ho creduto, che le elezioni fossero uno choc talmente forte da provocare un salutare terremoto, nella classe dirigente e nelle modalità di partecipazione. Non è stato evidentemente così, e quindi non so cosa si potrebbe fare se non stare a guardare Ballarò.
Beh, non proprio solo questo: si può continuare a dire la propria inascoltata opinione, a criticare quello che non ci piace, a tentare di scuotere una base troppo acquiescente, e si possono fare battaglie perse ma che qualcuno deve fare (come quella sul Gay Pride, per esempio).... e poi qui c'è la miglior compagnia che si possa trovare in giro... fino a che non mi chiederà di iscrivermi formalmente al PD. Allora ci penserò molto bene.

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Manuela noi siamo la base di un partito che deve ancora porre le sue fondamenta e per questo non riesco a vedere quale altro modo ci sia oggi di prendere decisioni politiche se non in stanze chiuse come tu dici. Quello che ora conta è che queste decisioni siano nella direzione giusta, poi verrà il tempo del confronto interno ed allora la base potrà far sentire la sua voce perchè ne avrà gli strumenti. Quella base però dovrà aver aderito per aver voce in capitolo. Se poi ci si accorge di essere in cattiva compagnia è molto semplice, uno si alza e se ne va. A me è già successo.

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Ad un certo punto della campagna elettorale si sperò nel pareggio e si giunse perfino a fare conticini muniti sperando nell'appoggio esterno di SA, per almeno pareggiare al Senato !!Ora dico, ma sinceramente, pacatamente....., ma qualcuno di voi credeva realmente che saremmo riusciti ad essere vincitori trionfali alle elezioni?
Vedo dai discorsi che vengono fatti però che qualcuno inizia a far mente locale.
Noi abbiamo rischiato di essere terribilmente puniti dall'elettorato a causa del insano ed innaturale Governo Prodi, che ovviamente ai tempi della vittoria era quanto potevamo mettere in campo.Il partito era appena nato, e sicuramente a Veltroni non é stato chiesto dalle segreterie di farlo vincere, perché era impossibile, ma almeno di salvare il partito.
A poco a poco, forse anche Veltroni, si é autosuggestionato dell'idea avuta: del correre da soli, ed ha iniziato anche a crederci, fosse solo perché doveva fare una campagna elettorale praticamente da solo.
Oggi il PD é salvo, ha un'eccezionale 34% ed ora c'é da lavorare, sia politicamente sia strutturalmente.Politicamente la cosa é molto complessa, perché come dice giustamente "La Stampa" é necessario ricostruire un flusso di soluzioni positive, di cose ottenute o coneguite, che in Parlamento non possono che scaturire dal nuovo clima politico e che invece localmente non possono che nascere dalle diverse realtà locali.
Insomma per superare il 34% l'opposizione, ossia noi, deve acquisire, oltre alla protesta che verrà, soprattutto consenso, consenso, consenso, ma non da parte dei propri militanti, bensì da parte di chi non ci ha votato.;-)
Parimenti dal lato opposto dello schieramento, la subdola "pace" , rassicura di pervenire col cesto dei risultati alle prossime elezioni.
Da parte nostra però un poco confidiamo anche nella idiozia di alcuni esponenti della parte avversa e nei temi scottanti che sarà costretta ad affrontare: e già é partita dal razzismo, inizio simile a quello del G8 di Genova, anche se meno tragico.
Come possiamo fare per conseguire tutto ciò stando all'opposizione e senza demonizzare l'avversario, un giorno sì e l'altro pure?
Dobbiamo fare un pezzo del cammino insieme ad altri che convergano localmente su fatti concreti e condivisi dalla popolazione.
Io non sono un politico, ma nella tradizione retorica di tutto il mondo esistono tattiche e strategie da creare e da smontare quando il caso lo richieda.
Non mi sorprende che Veltroni abbia rilanciato l'idea di "costruire" un nuovo centrosinistra che ci serva da Caronte per il guado.
D'Alema nel suo bizantinismo ha questa volta, non ragione, ma stra-ragione a urlare chiaramente che il mitico insogno di ritornare subito al Governo era da cretini.
Pensare di vincere da soli? ma suvvia, per cortesia.
Sì ho fatto la campagna anch'io ma non potevo certo dire: "Votateci, su, che tanto non andiamo al Governo e che al massimo sopravviviamo!"
No, dicevo: "Siamo il nuovo che avanza, da noi si é liberi di partecipare, di dire e di fare, senza i rami secchi di sinistra e di destra saremo liberi di fare la nostra politica, avete visto, Walter l'ha detto chiaro e tondo!"
Io ho vissuto la scissione della mia sezione ed il progetto del PD é risultato lì minoritario: é stato terribile perdere compagni con cui avevamo combattuto intensamente ed in pochissimo tempo tante lotte. Alle elezioni molti degli "altri ds" mi dicevano "ho votato PD" alle nazionali, ma Rutelli, Rutelli no!
Rientreranno ma ci vuole tempo perché le scissioni fanno male: dentro.
Devo dire che anche il diavolo terribile della sinistra poi non é così infame, o almeno non su tutto, ma per questo ci vuole molto più tempo: quasi quanto l'eternità.Ranvit permettendo (OOps m'é scappata!)
Ora le attese interne sono giustamente tante, e non credo che il processo politico che ci porterà, se otterremo tanti piccoli o grandi successi locali, alle prosime elezioni possa essere di ostacolo.Ora, inevitabilmente, sono cose diverse.Forza e coraggio!

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gaglio vorrei capire , perchè chiami infausto il governo prodi?
non lo chiedo per polemica ma perchè ho davvero bisogno di elementi e altrui opinioni per completare il ciclo d'informazioni che finora ne ho ricavato.
ti ringrazio se vorrai aiutarmi in questo lavoro di comprensione.

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L'espressione non si riferiva a Prodi, ma al suo Governo.
Infausto a parte che potrebbe anche significare in-Fausto :-), scaturisce dalla impossibilità pratica della coalizione di Governo di governare al meglio.
Io ho tentato, per quanto nelle mie povere possibilità, di difenderlo fino alla fine, e forse anche questo a guardar bene oggi é stato un errore, ne é testimonianza una mia impacciatissima intervista radiofonica, in cui tentavo di farmi partecipe e solidale con quella compagine.
Non mi sembra che quel Governo abbia di fatto assolto al suo compito principale che era di:
1-Governare per 5 anni
2-Risanare e RILANCIARE l'economia del paese
3-Correggere se non cancellare le leggi ad personam e truffa
4-Fare la legge sul conflitto d'interessi
5-NON NOMINARE102 MEMBRI DI GOVERNO TRA CUI 25 MINISTRI, 10 VICEMINISTRI E 66 SOTTOSEGRETARI, IN QUESTO PERO' RIUSCI A SUPERARE IL GOVERNO ANDREOTTI 7° CHE AVEVA SOLO 101 MEMBRI
6-Riformare il servizio radiotelevisivo.
7-NON FARE L'INDULTO PER I REATI FINANZIARI
8-Riformare con ampia maggioranza le istituzioni (quindi il Governo fu correo) e SOPRATTUTTO MODIFICARE LA LEGGE ELETTORALE.
9-EVITARE DI MANIFESTARE CONTRO SE' STESSO
10-Evitare che i suoi Ministri dicessero fandonie sull'effetto nocivo delle droghe (Turco) e che si adoperassero per la liberazione di pericolosi terroristi (D'Alema), anche se su quest'ultima cosa ha pesato la difficoltà della situazione contingente.
11-Evitare che il Presidente della Camera prima che il Governo fosse sfiduciato esprimesse il fallimento del Governo stesso (5 Dicembre 2007)
12-Evitare di dichiarare di andare alle urne ogni due minuti (Mastella, Dini)

Ma sicuramente dimentico qualche cosa.

A ciò si può opporre che forse il Governo qualche cosa ha fatto, appunto: solo qualche cosa.

Non so se ti sono stato utile.

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Luigi, io concordo con te, su tutti e due messaggi, quasi su tutto, soprattutto sull'idiota convinzione di vincere da soli. E poi da soli non significa con DI Pietro. Una convinzione sucida idiota che ci presenta un parlamento razzista che tratterà con razzismo immane i diversi. Però vorrei far notare una cosa: si è sempre detto che il governo lo paralizzava la sinistra, che la sinistra ha SOLO paralizzatoil governo, ma come abbiamo visto anche dal tuo elenco la maggior parte dei danni fatti non sono respnsabilità della sinistra. Ma è stato molto comodo dire che la sinistra era l'unico nemico, perchè si doveva sfondare al centro e diventare di centro. Bene. Un pugno di mosche e tanti danni.

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In un sondaggio mostrato da Floris si evidenziava come la scelta solitaria sia sostanzialmente irreversibile. Qualcuno quii ha segnalto un articolo nel quale si illustrava la scelta di Zapatero quando ancora stava all'opposizione e Aznar veleggiava a pieni consensi. Come si è visto Zapatero ha dovuto attendere due mandati Aznar per poi salire al governo e restarci. Insomma la pazienza è una gran bella virtù. Da non comunista mi sembra superfluo ricordare quello che diceva Mao. Eppure qui stiamo consumando i soliti riti sciamanici, la solita fretta di triturare ogni cosa, ragionando per altro su cosa: voci, indiscrezioni, un semplice incontro tra esponenti politici, dal quale non è uscito di concreto nulla, non un documento, non una proposta, nulla, solo un incontro. Già sento dire che il centro non si conquisterà mai ? Dove sta scritto ? E' proprio questa presunta autosufficienza culturale della sinistra ad essere irreale nella società. Ma cosa deve pensare chi, come lo scrivente, vede ad ogni istante misurato il suo pensiero sulla base del tasso di sinistra delle sue proposte ? Alla faccia dell'apertura mentale tanto invocata. Certo con questo ragionamento il centro non solo non lo si conquisterà mai, ma si perderanno anche pezzi importanti nel PD. E poi dove sta scritto che il centro è solo cattolico ? Mi sembra un altro reperto ideologico di chi si continua a dimostrare incapace di leggere la realtà che gli sta attorno. E poi: finiamola con la storia che senza partiti finisca la democrazia, non è così, perché il Parlamento non esaurisce la vita democratica del paese, e non vedo a che serva avere un gruppo di un partito di tre persone che in un sistema maggioritario (reale o travestito che sia) non avrà alcuna possibilità di ascolto. Le più grandi battaglie si conducono nella società, è stato così anche in Italia, ma ce lo siamo dimenticati, ecco perchè oggi l'opinione pubblica in questo Paese non conta più nulla e viene tranquillamente presa in giro (penso al finanziamento pubblico ai partiti). Una buona opposizione vale più di mille campagne gridate, di insulti e di rimpire piazze contro tizio e caio (è davvero democratico fare così ?). Onestamente a me sembra che al PD e forse ancor di più ai sui elettori serva recuperare il buon senso, una delle principali virù politiche, con la pazienza appunto, la pazienza, perché la politica, è anche una cosa, quando torna ad essere a livelli, molto civili, quando termina l'entusiasmo e la delusione della campgana elettorale, una cosa molto, molto noiosa, che si costruisce ogni giorno, possibilmente tirando fuori proposte concrete e qualche idea, ma è appunto lo spirito delle formiche che manca a molti massimalisti, a destra e soprattutto a sinistra.

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Raffaele, quello che dici è giustissimo,soprattutto in linea teorica. Però non rigirare la frittata. Il PD ha preso una posizione netta contro la sinsitra prima delle elezioni, contribuendo in parte a far cadere il governo Prodi in un momento in cui il partito non era ancora pronto. Un azzardo insomma. Significa che ci credeva veramente a prendere le distanza dalla sinistra. Lo ha fatto perchè credeva di poter conquistare, senza la sinistra con se, una gran fetta di elettorato di centro e sottrarlo a Berlusconi, con la speranza di essere un partito autosufficiente, o a "vocazione maggioritaria". Il risultato è stato che non essendoci stata alcuna alleanza con la sinistra, quest'ultima non c'è più, ma molti dei suoi voti sono andati temporaneamente al PD, l'elettorato di centro non si è fidato minimamente del PD, preferendo di gran lunga Casini o Berlusconi. Ebbene, il PD ha fatto la campagna al più possibile centrista con ogni tipo di speranza e si trova senza sinistra e senza centro. Tu questo come lo chiami?

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