Circolo Pd Barack Obama

Circolo del Partito Democratico "Barack Obama"

Paolo Borrello

Siamo favorevoli alle "correnti" nel partito democratico?

All'interno del partito democratico si è ricominciato a discutere sull'opportunità o meno delle "correnti" (faccio riferimento non alle correnti d'aria ma a altre correnti...).
In realtà le correnti o aree politico-culturali, se vogliamo utilizzare un termine più neutro, fin dai primi passi del pd sono state presenti. E fin dall'inizio si è discusso sulla loro utilità o meno. C'è stato chi ha sostenuto che potrebbero essere deleterie per il futuro del pd, chi invece le ha considerate elementi di democrazia.
Noi che cosa ne pensiamo?
Io inizio, per il momento, con un'unica considerazione: poichè le correnti esistono, è inutile nasconderselo, è meglio formalizzarle ed operare quindi alla luce del sole oppure è preferibile agire dietro le quinte, fingendo che le correnti non ci sono o che comunque non ci dovrebbero essere?

Tags: aree, correnti, pd

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Risposte a questa discussione

Caro Enzo, non è affato vero che siamo più realisti del re, abbiamo scritto molto, ma certemante non abbiamo accettato né stiamo incoraggiando questo status quo, anzi, ti consiglio di leggere con attenzione tutti gli interventi. Ti posso riassumere il mio pensiero: orientamenti politici, culturali, filosofici, esistenziali diversi esistono anche nei partiti americani. Le primarie lì servono anche a capire quali sono quelli "vincenti" nella società civile. Il dibattito del PD sa di vecchio, sono d'accordo, anzi siamo d'accordo più o meno tutti. E credo proprio che stia a noi imporre una nuova logica, sviluppando quello che Al Gore chiama un pubblico spazio delle idee e di confronto. Se continuare a dirlo non dovesse bastare, io sono pronto a venire a Roma ed andare a spiegralo civilmente nel ns. loft. Ti chiedo scusa per il tono, ma odio quando si generalizza, e almeno in fatto di idee politiche non mi piace essere considerato un difensore delle vecchie logiche della poltica.

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continuando nel dibattito apertosi, oggi ho visto un presidente nazionale dell' ARCIGAY dopo un anno del suo mandato fare una grande autocritica sul' operato di oltre un ventennio di tale organizzazione creata fondata e voluta da franco grillini sulle fratture interne di un circolo culturale "28 GIUGNO" ex circolo frocialista grande e meritata autocritica in quanto nonostante i suoi 43 e oltre circoli nazionali non è più unico rappresentante del movimento lesbo gay trans e bisex nazionale e in base di una problematica della sieropositività HIV e mst tanto meno in quanto sono situazioni individuali che ripercorrono trasversalmente tutte le popolazioni del' universo e ora grazie alle nuove terapie non è più una malattia mortale ma una infezione che tende a cronicizzarsi negli individui colpiti e pensate che questo non debba essere argomento del modo e dello sviluppo di un a nuova visione di un welfare ? a chi lo lasciamo questa decisione o metodologia, richieste e istanze che nascono indifferentemente da destra e sinistra ? a seguito di tutto questo rilascerò sulla mia pagina tutto il contenuto per non andare fuori argomento dal post [mst = malattatie sessualmente trasmesse]

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In risposta a quanto sostenuto da Enzo vorrei dire che condivido che le correnti od aree non debbano essere gruppi di potere e che quindi siano "pericolose", ma l'alternativa qual'è? Perchè intanto le aree diverse ci stanno e si tratta di stabilire se devono essere vietate (e come?) o regolate per non correre il rischio,o correrlo il meno possibile, che siano solo gruppi di potere. L'alternativa poi a un eventuale "divieto" non potrebbe essere che una gestione leaderistica del partito e basta, con una ristretta cerchia di persone vicine al leader che sarebbe il vero organo, anche se informale, che guida il partito, nonostante adesso sia stata istituita una sorta di segreteria.

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Hai ragione Raffaele non bisogna generalizzare e me ne scuso se ho dato questa impressione, ma la necessità di contenere la lunghezza degli interventi mi ha fatto parlare di "base" senza gli opportuni distinguo. So bene che ci sono articolazioni di pensiero, anche in questa discussione. Tuttavia c'è un giudizio complessivo su come si muove la "base" che nel mio caso affonda le radici in una lunga militanza. Ma quello che mi preme riprendere, anche per rispondere a Paolo, è il tema del che fare per contrastare il fenomeno (più o meno palese) delle correnti. Ho cercato di dirlo nel mio intervento là dove richiamo i caratteri fondativi del PD..." soggetto politico partecipato dai cittadini quindi democratico negli strumenti e trasparente nei meccanismi decisionali." Ecco il punto è questo: un partito in cui il confronrto e lo scontro tra diverse opzioni politiche avviene alla luce del sole e alla luce del sole gli elettori/iscritti possono scegliere; dove, dunque si formano maggioranze e minoranze non sulla mediazione di interessi diversi (anche personali), ma sul seguito politico che una posizione riesce a conquistare. D'altro canto caro Paolo il PD si definisce un partito a vocazione maggioritaria, cioè un soggetto politico che chiede il consenso per il governo del paese sulla base della propria elaborazione/proposta e se questo è il suo carattere come può essere al suo interno un partito a vocazione proporzionalista? Cioè che riconosce le singole "culture politiche" e quindi la relativa "rappresentanza" negli organismi dirigenti: questo è già avvenuto basta vedere la composizione del governo ombra. Credo invece che la famosa base (senza generalizzare. :-) ) debba esprimere altro.
Si parla spesso in questo dopo elezioni della necessità di tornare ad essere in sintonia con il paese reale, certamente lo si può fare con la messa in campo di proposte per affrontare i problemi che quotidianamente vivono le persone, ma questo non basta se si continua ad offrire una politica fatta di confronti oscuri, di tattiche comprese solo dagli addetti ai lavori, viceversa possiamo e dobbiamo offrire una politica fatta di trasparenza, di responsabilità, di decisioni chiare, di coerenza. In questo la "base" può fare molto se spinge, se dichiara la propria insofferenza, se, in definitiva, si realizza quella discontinuità (di uomini e di prassi politiche) a lungo invocata, ma mai realizzata.
In tutto questo il circolo Obama può fare molto, ma, come ho detto, se anche qui prevale il "realismo", il "pragmatismo" non si fa altro che dare fiducia ad una classe dirigente che ha chiaramente ultimato la sua funzione e che non è in grado di essere innovatrice. Sono troppi anni che si vedono dirigenti politici che dopo le sconfitte rimangono al loro posto e ci insegnano cosa è necessario fare.
L'elettorato li ha già puniti, non se ne sono accorti?

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Sono d'accordo soprattutto sulle ultime quattro righe quando fai riferimento al ruolo del nostro circolo e penso soprattutto che debba essere evitato il rischio di diventare solo un forum (il forum è importante ma non basta...). Occorre uscire all'esterno e l'iniziativa sulle primarie, al di là dei suoi contenuti che peraltro apprezzo, sembra andare in questa direzione.

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Infatti, quella è l'intenzione. Ora abbiamo uno strumento per far sentire l'insofferenza verso i bizantinismi di ritorno: usiamolo!!

Forse non tutti sono informati, ma il sito www.primariesempre.org ora è attivo e da oggi comincia la diffusione (anche se siamo ancora in rodaggio).

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"Sono dodici anni che aspetto una convocazione della corrente dalemiana."

Gianni Cuperlo, A.D. 2008
Serie: la nuova classe dirigente

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Forse Cuperlo poteva promuovere un'autoconvocazione...

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mi sembra una questione abbastanza di lana caprina. Mi sembra chiaro che in un sistema sostanzialmente bipolare, come si cerca di fare, sia inevitabile all'interno dei due grandi schieramenti la presenza di pulsioni, anime e idee anche differenti tra loro. Come si può pensare che le singole componenti del pensiero riformista e democratico (cattolici, laici, sociali, liberali ecc) possano essere sempre armonici... sarebbe utopia! Queste sono le correnti, certo il nome non aiuta rimanda inevitabilmente alla DC 70/80, ma credo che sia una parte importate della dialettica politica. Ma non so se in questi ultimi giorni la dialettica sia ancora di moda... spero di si!

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Sono d'accordo con te, ma bisogna evitare che le diverse componenti politico-culturali del pd, che necessariamente ci devono essere in considerazione dell natura stessa del pd come partito in cui convivono varie culture politiche, si trasformino o siano esclusivamente dei gruppi di potere e ciò è un rischio che si corre realmente.

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questo è un rischio che si corre sempre. Ma non solo nelle correnti... mi sembra che la corrente egemone in questi ultimi giorni si stia appunto comportando così! sembra solo a me? Mi sembra che dopo Torino ci sia stato un gran dispiego di pretoriani, con i risultati che, ahimè, sono sotto gli occhi di tutti... Ben vengano le "correnti" se sono un modo per rivitalizzare la dialettica interna al pd

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A cosa ti riferisci quando scrivi "dopo Torino...".

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