Circolo Pd Barack Obama

Circolo del Partito Democratico "Barack Obama"

Silvia Ricordy

Avremo mai modo di dire la nostra? e abbiamo una «nostra» da dire?

Benché sia di qualche giorno fa, riporto qui l'articolo di Paolo Franchi apparso il 9 maggio scorso sul Corriere della Sera; mi pare un'ottima sintesi di ciò che infaustamente sta accadendo nel nostro (?) Partito. A conclusione della lettura dell'analisi e delle considerazioni di questo mio vecchio compagno di scuola (anche lui al Tasso di Roma, insieme a Paolo Mieli e ai fratelli Veltroni, e a tanti anonimi e ingrigiti "vecchi ragazzi del '68"...), la domanda che mi (e vi) pongo è più o meno: "se le cose stanno davvero così, NOI, che dovemo fa'?"

Ecco l'articolo:

Quel Duello è un Déjà Vu - di Paolo Franchi
(9 maggio 2008) - Corriere della Sera

Se è lecito formulare un invito amichevole e disinteressato al Pd e, più in generale, a centrosinistra e sinistra, consiglieremmo di evitare come la peste il rischio di cadere nel ridicolo. Un rischio serio. Perché non si parla di una possibilità tutto sommato remota, o di qualche smagliatura di troppo, ma di qualcosa che sta già capitando. Come se una sconfitta più grave ancora di quanto dicano i risultati elettorali non avesse insegnato proprio nulla, e tanti, troppi, piuttosto che fermarsi a riflettere con la necessaria umiltà si lasciassero prendere da una coazione a ripetere tanto grottesca quanto, a quel che sembra, irrefrenabile. Lasciamo pure da parte, dunque, interrogativi epocali come quello avanzato ieri in un titolo del Manifesto, secondo il quale la sinistra radicale dovrebbe finalmente prendere il toro per le corna, risolvendosi una volta per tutte a stabilire se sta con Massimo, inteso come Massimo D'Alema, o con Tarzan, inteso come il protagonista di tante occupazioni di case a Roma («E' vietato, ma Tarzan lo fa» recitava il suo slogan elettorale) che oggi siede solo soletto nell'aula di Giulio Cesare. E lasciamo perdere anche le velenose disfide sotterranee per guadagnarsi una poltrona nel costituendo governo ombra in cui, apprendiamo dalle cronache, sarebbero impegnati molti valorosi esponenti del Pd, a quanto pare immemori del fatto che lo
shadow cabinet all'italiana faceva già sorridere quando il Pci se lo inventò sul finire degli anni Ottanta, e del tutto impermeabili all' idea che faccia sorridere ancora di più vent'anni dopo, quando, oltre tutto, il governo vero Silvio Berlusconi lo mette su in una manciata di giorni. Parliamo, piuttosto, di cose serie: di cose serie che però si presentano in un alone di ridicolo, senza per questo risultare particolarmente divertenti. E cerchiamo di parlarne pacatamente, evitando di rifugiarci nell' antico adagio marxiano secondo il quale nella storia le tragedie si ripresentano sì, ma in forma di farsa. Gli interessati fieramente lo negano, ma non c' è bisogno di attaccarsi ai più scanzonati dei retroscena giornalistici per prendere atto che la sconfitta elettorale ha riaperto, nel Pd, il più antico e classico dei duelli postcomunisti, quello che, tra una tregua d' armi e l' altra, da vent' anni e passa - ma verrebbe da dire: da una vita - vede protagonisti Massimo D'Alema e Walter Veltroni. C'è in proposito una letteratura sconfinata, che scandaglia ogni aspetto, politico e ancor prima umano, della contesa, e minuziosamente ne registra ogni passaggio, talvolta cercando di darle un senso compiuto, più spesso limitandosi alla cronaca, seppure assai particolareggiata. Chi vuole può consultarla. Ma temiamo che la platea degli appassionati all' argomento si sia, con il trascorrere degli anni, vistosamente ridotta, e, soprattutto, che il risultato di queste elezioni non sia il miglior viatico per rimpinguarla. Nemmeno in quel 30% e passa di elettori che hanno votato per il Pd. E che probabilmente non sono proprio entusiasti all' idea di assistere all' ennesima puntata di una storia inutilmente infinita, che si dipana sempre secondo il medesimo copione, con gli stessi primattori e, grosso modo, gli stessi comprimari. Tutti un po' invecchiati e più stanchi, ma non per questo disposti a deporre le armi. Nonostante il Pci non ci sia più, e neanche il Pds e, se è per questo, non ci siano più nemmeno i Ds, e il grosso della famiglia sia trasmigrato in un più ampio partito-contenitore guidato da Veltroni. Colpisce, stavolta, la rapidità inusitata con cui D'Alema ha riaperto ostilità che a dire il vero non si erano mai chiuse, ma soltanto sopite: nemmeno il tempo di leccarsi le ferite, di rincuorare le truppe, di cominciare a guardarsi un po' dentro, di stabilire, tutti insieme e ciascuno per sé, quali siano le origini e le responsabilità della sconfitta. Ma colpisce anche il merito strategico, chiamiamolo così, della contesa: se cioè (tesi D'Alema) si debba ritornare al degasperiano «Mai soli», o alla togliattiana strategia delle alleanze, e quindi aprire tutti i canali possibili, con la sinistra radicale ma pure con l' Udc e anche con la Lega, di nuovo «costola della sinistra», nella speranza che prima o poi il centrodestra ricominci a litigare; o se piuttosto (tesi Veltroni), si debba restare fedeli all' ispirazione originaria del Pd, riassumibile nell' aureo motto «Meglio soli che male accompagnati», senza per questo cedere, ci mancherebbe, alla tentazione dell' autosufficienza. Non è necessario imbarcarsi in ragionamenti particolarmente seriosi per sottolineare che il Pd e soprattutto i suoi elettori - quelli conquistati dalla novità del progetto così come quelli del voto utile - avrebbero diritto, in materia di tattica e di strategia, a un confronto un po' più sostanzioso. Di quelli, per intenderci, che si aprono, dopo una sconfitta, in un partito vero, non liquido e nemmeno gassoso, non plebiscitario e nemmeno oligarchico, ma dotato delle sedi istituzionali per discutere, contarsi e decidere che cosa e chi rinnovare. Confronti duri, talvolta anche drammatici, e non sempre ispirati ai canoni della «bella politica». Ma raramente esposti al rischio del déjà vu, che in politica, come nella vita, minaccia sempre di trascolorare nel ridicolo.

Tags: correnti, d'alema, democrazia interna, pd, potere, veltroni

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Risposte a questa discussione

bhe cara silvia se ben comprendo l'articolo del tuo amico ripercorre a pieno la crisi post elettorale che stiamo subendo e davvero vorremmo ricadere in questi stupidi giochetti di potere ? pensando per me personalmente proprio NO' perché stiamo vedendo che la destra ci sta ringraziando del lavoro sporco di chiedere sacrifici agli italiani che siamo quelli che hanno fatto l' indulto e cavalcherà le nostre idee e programmi a proprio piacimento riforme istituzionali comprese e ora se non sappiamo essere coerenti e coesi sui nostri principi davvero rischieremo di perderci quel 30% di cittadini che ci hanno votato e creduto e ora di chiedere da tutta la base del partito un congresso al più presto al massimo entro 6-9 mesi nel frattempo si potrà valutare le intenzioni e le azioni della destra, anche se non bisogna essere chiaroveggenti o mandrake potremo valutare meglio i vari schieramenti che si andranno a delineare e intanto chiediamo a massimo di starsene un po calmo e non continuare a creare salottini elittari che non servono a nessuno ironicamente e alla frocia gli chiederei anche l'uso del suo yacht per fare un po di campagna e propaganda una volta si faceva con un gran altoparlante su una macchina o su un camioncino e si interveniva qua o là

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Sai, io non liquiderei le manovre di D'Alema con un frettoloso giudizio di "smania di potere" o di "fregola lideristica"... io credo che nell'eterna tenzone tra D'Alema e Veltroni si scontrino due visioni politiche, due progetti, due linee strategiche (come, appunto, mi pare emerga bene dal pezzo di Franchi). E se per te o per me può essere chiaro da che parte stare, lo è anche per tantissimi altri che non la pensano come noi. E questo non farà che giustificare il proseguire dello scontro.
Con buona pace delle dichiarazioni pubbliche di Veltroni, anche lui - mi sembra - si sta attrezzando (basta guardare la composizione del "governo ombra") per spuntarla in quello scontro, sul cui terreno, dunque, accetta di scendere anche lui, con forzature dello Statuto e creazione di consensi interni.
E quindi, mi pare dimostrato che, alla fine, son fatti tutti della stessa pasta, e che le diverse visioni le perseguono entrambi con gli stessi mezzi: cioè fregandosene DI FATTO di ascoltare e coinvolgere DAVVERO la base; e cooptando, della società civile, solo i suoi rappresentanti ritenuti più influenti o di presunto "appeal"...

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poco ma vero mia lungimirante silvia però in che modo o maniera riusciremo a ricondurli dentro ad uno schema ? non mi sembra che siamo in america e abbiamo un Obama e una Clinton e un presidente che ogni tanto li richiama all'attenzione perdonami questo richiamo quando nemmeno io so o saprei cosa fare da buon elettore,
insomma silvia di quale strumento/i ci dotiamo?

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Carissimo Daniele, sempre più sto maturando l'idea che, per "cambiare in meglio questo Paese", confidare nei partiti, e nel PD in particolare, almeno allo stato attuale delle cose, non ha più molto senso... e sempre più mi convinco che il cambiamento non passa, per ora, per le vie della politica... credo ci aspetti una lunga, lunghissima notte, durante la quale, FORSE, matureranno nuovi leader e nuove idee; e che, nel frattempo, l'unica strada per dare il nostro contributo passa (per chi ha ancora un ruolo nella società), attraverso nient'altro che il far bene il proprio mestiere: con coscienza, competenza, affidabilità, senso di responsabilità ed onestà...

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Articolo molto bello, molto vero. Anche stavolta hai colpito Silvia. Purtoppo molti ancora, anche tra di noi, non hanno ben realizzato quello che è successo e quello che sta succedendo nel PD, e quel che è peggio è la sensazione che non lo abbiano capito neanche quelli del cosidetto loft. Non credo che la base possa molto, anche perchè, almeno al momento, viene bellamente ignorata e niente fa prevedere che questo venga cambiato. Forse dovremo assistere all'esito del duello ( però che........) augurandoci solo che non sia mortale per tutti.

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Se fosse politicamente mortale per i duellanti credo che non verserei nemmeno una metaforica lacrima.
Anzi.

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Accipicchia... fino a manco un mese fa a chi toccava Uòlter je se mozzicava la mano, e mo' se resta politicamente stecchito manco una lacrima metaforica? ammazza che giudi!

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Quoto.

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Silvia, non sono mai stato particolarmente pro Walter e sono sempre stato piuttosto infastidito dallo slogan "o Walter o morte".
Non l'ho però mai dichiarato pubblicamente qui sopra, perchè non sono nato ieri, e so bene che, tutto sommato forse ancor oggi, Veltroni rappresenti un idea di partito democratico che ritengo condivisibile.
Nella mediocrità provinciale della nostra politica andare contro Walter significa, automaticamente, fare il gioco di D'Alema. Il problema è che questo giochetto - che l'uno e l'altro hanno un grande interesse a tenere in piedi - è logorante, stancante, noioso, inutile.
Tu giustamente ti chiedi se abbiamo una "nostra" da dire.
A mio parere, una cosa da dire, basilare - fondamento etico ed estetico del vivere sociale - è che una persona non può stare più di dieci o quindici anni al massimo in ruoli di potere. Fosse pure la persona migliore del mondo. Nessuno, ma proprio nessuno, è insostituibile.
Mandare a casa D'Alema, Bersani, Finocchiaro, Letta, Pollastrini, Garavaglia, Fassino e persino Veltroni, non è una perdita né per il paese né per il partito.
E' un'opportunità, invece, di crescita, di innovazione, di sviluppo e di futura vittoria. Sia chiaro, peraltro, che non ne faccio una questione anagrafica: se, mettiamo il caso, uno diventasse presidente del consiglio a 35 anni, a 50 anni farebbe bene ad accomodarsi da qualche altra parte.
Lo ripeto: mandare a casa l'attuale classe dirigente del PD non è una perdita per nessuno.
E non perchè non siano bravi, capaci, intelligenti, accorti, ma perché la verità - quella verità che nei paesi civili è talmente ovvia da non essere nemmeno normata - è che il potere logora chi ce l'ha.
Quel che affermo, dunque, non è accompagnato da acredine o da rancore. Io non dico, come Adinolfi, che siccome i capi hanno fallito allora devono andare a casa. Io dico che devono andare a casa a prescindere, perchè stanno lì da troppo tempo, un tempo che li rende osceni, letteralmente fuori dalla scena, e che rende ormai grottesca qualunque loro azione o dichiarazione.
Ha senso prendersela per il davvero osceno governo ombra? No, non ha senso. Meglio ridere. Solo sminuendo ironicamente la vacuità e l'assenza di senso delle iniziative del Politburo brezenviano che ha in mano questo partito si potrà forse ottenere la loro scomparsa in tempi più o meno brevi.
Io riderò, e basta, qualunque cosa dicano i vari ministri ombra, perchè quello che farà inevitabilmente difetto, e possiamo saperlo già da ora, non sarà probabilmente il significato, ma sarà il senso. Ed è molto più grave, no?

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CLAMOROSO OT

Fabio wrote: "[...] li rende osceni, letteralmente fuori dalla scena [...]"

ma la parola "osceno" mica ha a che fare con la parola "scena": deriva dal nome degl Osci - antica popolazione della Campania pre-romana - cui si deve la creazione di un tipo di rappresentazione teatrale, popolare e comica (detta Atellana), spesso infarcita di battute scurrili per muovere facilmente al riso la plebaglia...

t'è piaciuta, Fabio? :-)
Silvia sono totalmente d'accordo con te. E penso che questa dovrebbe essere la base da cui poi dovrebbe nascere la buona politica ed i buoni politici. Se non c'è questa non c'è politica.

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SIlvia, io credo che Veltroni abbia fatto un gran buon lavoro.. ma che rinnovare ed essere trasparenti sia lontanissimo dalle idee di una parte del Pd.
Personalmente, se a vincere fosse il duellante baffuto, con l'auspicato ritorno al passato, alle correnti ed a tutta una logica che detesto, io torno ad occuparmi di quel che facevo un tempo, con meno fatica, meno stress e meno arrabbiature. Da parte mia è un Uòlter forever.

ps per quanto riguarda le storie passate, ho letto un libro molto interessante a riguardo.. che racconta di una primaria madre.. che vede uno dei due duellanti vincere, ma perdere poi per decisione del vertice che fa pernacchie alla base votante. E l'ex perdente, proclamato vincitore senza aver vinto la battaglia, recarsi con telecamere al seguito a chiedere all'avversario beffato (e non baffuto) di fargli da vice... questa è la politica che mi fa correre lontano alla velocità della luce.

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