Chi eleggere a Strasburgo, e come.
Ho scritto questo articolo per iMille, ma possiamo discuterne anche qui.
In Italia siamo fortunati, non solo abbiamo l'occasione di votare più spesso, visto il frequente ricorso allo scioglimento anticipato delle camere, ma abbiamo avuto l'occasione di poter sperimentare ben tre diversi sistemi elettorali negli ultimi vent'anni. Il nostro paese ha avuto un sistema proporzionale puro con preferenze plurime fino al 1990 e con preferenza singola nel 1992. Dal 1994 gli italiani hanno eletto il Parlamento con un metodo misto, maggioritario con una quota proporzionale ed infine nel 2006 e nel 2008 con un sistema proporzionale senza voto di preferenza e premio di coalizione. A questo dovremmo aggiungere i diversi sistemi elettorali previsti per le elezioni amministrative, regionali ed europee.
La legge elettorale, considerata uno elementi chiave per determinare il sistema di partiti anche se il caso italiano dovrebbe far riflettere, si trova dunque da sempre al centro del dibattito politico creando fronti che traversano le divisioni tra maggioranza ed opposizione ed è un soggetto in cui tutti sembrano essere esperti.
L'occasione per tornare sull'argomento sono le proposte del PD e della PdL in vista delle elezioni europee del 2009. In Italia attualmente si vota con il sistema proporzionale, il nostro paese è diviso in cinque circoscrizioni, gli elettori possono esprimere fino a tre preferenze, i rappresentanti sono eletti base dei voti ottenuti dalle liste al livello nazionale.
Anche se non possiamo parlare un sistema uniforme di elezione per tutta l'Unione Europea, previsto dal Trattato di Maastricht, esistono dei principi comuni richiamati del Trattato di Amsterdam e introdotti con la decisione 2002/772/EC del Consiglio dei Ministri. Questi principi riassumendo sono: la rappresentanza su base proporzionale, la possibilità di costituire circoscrizioni elettorali (senza però pregiudicare il carattere proporzionale dell'elezione) e la possibilità di stabilite una soglia minima di sbarramento che non superi il 5% dei suffragi espressi. La decisione ha introdotto anche l'incompatibilità tra la carica dei parlamentare nazionale ed europeo che accanto a quella già prevista di parlamentare europeo e membro del Governo.
In Italia alla lista delle incompatibilità si aggiungono quelle di consigliere regionale, Presidente di Provincia e Sindaco di comuni con più di 15 mila abitanti. Detto questo la necessità di cambiare radicalmente l'attuale legge elettorale sembra essere un problema tutto italiano piuttosto che europeo.
La discussione che comincia con queste due proposte potrebbe concretizzarsi un accordo nei prossimi mesi, vediamo quali sono i punti comuni delle due:
Introduzione di una soglia di sbarramento 5% per PdL 3 % per il PD: la volontà comune sembra essere quella di escludere le liste minori evitando la frammentazione. Aumento a 15 del numero di circoscrizioni per PdL ed a 10 per il PD con l'intenzione di rendere le candidature più vicine ai cittadini. Abolizione delle preferenze con liste bloccate ed alternanza di genere proposta dal PdL e riduzione ad una preferenza singola, con una possibile ed una non meglio precisata preferenza di genere per il PD.
Gli argomenti a sostegno di queste riforme però sono contraddittori, il Parlamento Europeo infatti, non deve esprimere direttamente un governo, e la frammentazione non deriva certo degli eletti nel nostro paese, quanto dalla collocazione di questi all'interno dei gruppi europei.
Se è vero che circoscrizioni più piccole consentono una maggiore vicinanza con gli elettori con candidati locali, queste candidature dipendono comunque dalla scelta dei partiti, inoltre diminuire o eliminare le preferenze rappresenta una riduzione della capacità degli elettori di determinare il Parlamento in favore dell'autonomia dei partiti.
Meglio allora fare alcune proposte semplici perché questo dibattito si traduca nell'introduzione di alcune misure che contribuiscano a fare delle elezioni davvero europee spostando l'attenzione dal dibattito nazionale:
Introdurre il divieto di candidature plurime, per evitare che i Big della politica si presentino in tutte le circoscrizioni come capolista, funzionando da magnete per le preferenze, e riservandosi poi il potere di scegliere in quale circoscrizione essere eletti. Se questo è un problema con 5 circoscrizioni, che cosa succederebbe con 15 o 20?
Direttamente collegato con questo è la distinzione tra incompatibilità ed ineleggibilità. Se da una parte l'incompatibilità prevede la rinuncia una volta eletti ma lascia spazio alla candidature, l'ineleggibilità, significa che chi ricopre una carica di rilievo debba dimettersi per potersi candidare. Ad oggi esiste l'incompatibilità con la cariche di parlamentare europeo per i membri del Governo e del Parlamento. Un proposta seria dovrebbe prevedere la rinuncia a queste cariche in vista della candidatura in modo da evitare di correre capolista per poi rinunciare una volta eletti.
Infine una proposta che è soprattutto un auspicio: che nella prossima campagna elettorale si parli finalmente di Europa. So che sarà difficile: le forze maggiori, PD e PdL, non hanno neanche una corrispondenza con i gruppi parlamentari europei e alla fine le prossime elezioni saranno l'ennesimo, noioso referendum pro o contro Berlusconi.
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