Circolo Pd Barack Obama

Circolo del Partito Democratico "Barack Obama"

Lorella Camporesi

scuola e demagogia

Scusate, sarò monotematica, ma torno a parlare di scuola , perchè non mi piace quello che sta succedendo: da un lato la Gelmini propone delle cose, dall'altro la sinistra la attacca non sulle questioni importanti, ma per il fatto che è un ministro di destra e in quanto tale sicuramente le sue proposte sono obsolete e sorpassate. Esempio: la Gelmini propone il ripristino del voto di condotta e l'Unità la attacca sostenendo che: "Quella del rigore sotto forma di voto in condotta è una proposta buona per ogni tempo, pur di non parlare di scuola. Sarebbe interessante, considerando questa ricorsività, comprendere, ad esempio, quali dati Gelmini abbia sotto mano per ritenere che l’attribuzione al voto in condotta del potere di bocciatura possa rappresentare un deterrente per scoraggiare quanto talvolta accade - e non dovrebbe - nelle scuole italiane. Chiunque abbia praticato le aule scolastiche con una certa consapevolezza (e certo non è il caso del ministro) sa bene che la relazione non si costruisce sulla minaccia. E che la maggior parte di coloro che sarebbe a rischio bocciatura per la condotta si autodistrugge già precedentemente sul piano degli apprendimenti: arrivando - per via parallela - allo stesso risultato. Inutile sottolineare la stretta dipendenza tra questa dinamica e l’estrazione socio-culturale." Alcune modeste osservazioni:
1. questo è un falso problema: il voto in condotta c'è già nelle scuole superiori (sarebbe bene informarsi prima di scrivere...), dove non è mai stato tolto; c'è pure nelle scuole medie, dove è stato ripristinato dalla Moratti.
2. il voto in condotta non è una minaccia, ma un giudizio su un tipo di comportamento che oggi è spesso (non talvolta) inaccettabile socialmente.
3. Chi pratica oggi la scuola sa bene che non è vero che chi si comporta male "si autodistrugge sul piano degli apprendimenti": sono sempre più frequenti i casi di "bravi ragazzi" che riescono a prendere la sufficienza o anche di più nei test, ma poi hanno comportamenti distruttivi verso gli altri e le cose.
4. Non è neppure più vero che i comportamenti di questo tipo hanno una matrice socio- culturale (se con questo si intende estrazione sociale umile, famiglia disastrata ecc.): sempre più spesso, questi comportamenti sono messi in atto dai "figli di papà" (e perfino la cronaca ce lo testimonia, con i suoi casi più eclatanti).
Dunque: smettiamo di fare del populismo e poniamoci veramente il problema della scuola, cioè dell'educazione dei giovani, che non si risolve con il voto in condotta, ma neanche attaccando il voto in condotta.
Parliamo invece delle classi che diventeranno numerosissime, impedendo anche agli insegnanti volonterosi di occuparsi dei singoli studenti; parliamo dei tagli di personale e dei mancati incentivi, parliamo della percentuale di pil destinata alla scuola, che ci pone in coda all'Europa e che sarà ulteriormente tagliata. Facciamo le nostre battaglie su cose concrete!!

Tags: demagogia, gelmini, scuola

28 Commenti

Giovanni Comment by Giovanni on July 16, 2008 at 10:40am
Fai bene a parlare di scuola, se non di servizi pubblici un partito democratico di cosa deve occuparsi? Del nome del gruppo parlamentare europeo? Condivido pienamente, e se posso fare un collegamento un po' azzardato: ecco cosa si intende quando si dice che la sinistra "non è antropologicamente pronta ad affrontare il tema della sicurezza" (De Luca, sindaco di Salerno, PD, ex PCI). L'articolo che citi contiene tutti i pregiudizi ideologici, che forse sarebbe meglio chiamare riflessi pavloviani, della sinistra di fronte a qualsiasi richiesta di ordine e disciplina. Il voto in condotta è una trappola in cui stiamo cadendo, come al solito. Basta nominare qualcosa che sappia di regole, e lo spirito anarcoide della sinistra reagisce, prendendo lucciole per lanterne. Quando impareremo a non cadere in questi tranelli? E poi dicono che la sinistra ha una supremazia culturale.

Venendo alle cose concrete, se dovessi identificare una priorità (sono scottato dalle 250 pagine di programma del ex centrosinistra, adoro la sintesi), quale indicheresti?
Lorella Camporesi Comment by Lorella Camporesi on July 16, 2008 at 2:28pm
L'integrazione, senza dubbio: sarà perchè insegno in una regione dove ormai quasi il 10% degli studenti è non-italiano (tra comunitari, extra-comunitari, ecc). Ho curato per 6 anni il progetto stranieri della mia scuola e mi sono resa conto di una cosa che sembra sfuggire ai ministri e alla politica in genere: l'integrazione passa ineludibilmente dalla scuola e si attua soltanto con strategie adeguate, che non possono limitarsi, come è stato finora, alla preoccupazione di far imparare l'italiano a questi ragazzi, quanto basta per sbatterli in una scuola professionale o nel mercato più "basso" del lavoro. Di tanto in tanto ci viene chiesto di presentare i nostri progetti di intercultura, nei quali ci pavoneggiamo mostrando raccolte di storie scritte in lingue diverse, ideogrammi cinesi o scritture arabe come se fossero dei Picasso e tutto finisce lì.
Credo che "integrare" significhi qualcosa di ben più profondo ed articolato, che ancora non abbiamo quasi cominciato a fare e credo che per questa mancanza pagheremo il conto tra qualche anno (non dimentichiamoci le banlieues parigine!)
Giovanni Comment by Giovanni on July 17, 2008 at 8:36pm
Mi pare proprio una bella idea, legare scuola-integrazione e quindi in ultima analisi anche sicurezza e sviluppo. La scuola come melting pot. Ora che ci penso da qualche parte avevo anche sentito dire che l'unica politica efficace per l'integrazione dei rom passa attraverso la scolarizzazione dei bambini. Secondo te a parte la professionalità di chi opera, quale sarebbe l'ingrediente più necessario perché i progetti di integrazione possano aver successo?
graziella casula Comment by graziella casula on July 17, 2008 at 11:06pm
Sono d'accordo con Lorella: siamo ben lontani dalla vera integrazione culturale e sociale. E non condivido le vecchie posizioni della sinistra quando si tratta di ripristinare regole comportamentali, voti rispettosi pure delle condotte, rapporti educativi all'insegna del rispetto reciproco tra prof. e studenti. Non solo formalità e gerarchie utili al buon funzionamento della scuola e alla crescita formativa. Ripristino della dignità culturale, sociale ed economica per tutti gli insegnanti.
Oggi la scuola è attaccata da tutti: studenti, genitori e istituzioni.
Non esiste il rispetto per nessuno e per nessuna categoria lavorativa, come dimostrano ampiamente i ministri attuali quando si esprimono sui lavoratori.
Lorella Camporesi Comment by Lorella Camporesi on July 18, 2008 at 10:15am
E' superfluo dire che sottoscrivo in pieno l'intervento di graziella. Quanto alla domanda di Giovanni, credo che ci vorrebbe un cambiamento di prospettiva, a partire da una seria riflessione comune sul significato dell'integrazione; esempio: quest'anno in molte scuole, la mia compresa, abbiamo dedicato molte ore alla riflessione sulle "indicazioni" di Fioroni (che, per chi non fosse aggiornato, sono i "sostituti sperimentali" dei vecchi programmi). Ne è venuto fuori un lavoro condiviso dal gruppo di insegnanti e successivamente adottato dal collegio docenti e diventato pratica operativa. Semplicemente, ci siamo confrontati con gli insegnanti della scuola elementare (e, per via indiretta, della scuola superiore) e abbiamo provato a ripensare le nostre pratiche alla luce del lavoro di chi "ci precede" e "ci segue".
Sull'integrazione questo non è mai stato fatto, si potrebbe partire semplicemente esaminando le realtà locali, riflettendo sulla situazione attuale (perchè ormai abbiamo molti dati e una certa esperienza pratica riguardo al percorso degli studenti stranieri) e chiedendoci se e come questi studenti diventano uomini e donne inseriti nella realtà italiana. In fondo, con l'inserimento dei ragazzi disabili il percorso è stato un po' questo: chiedersi di quali strumenti e competenze avevano bisogno per un positivo inserimento sociale da adulti ed attrezzare la scuola per fornirli.
Invece anche il discorso programmatico della nuova ministra, per quanto apprezzabile in alcuni punti, riguardo agli stranieri parla solo di alfabetizzazione, come se bastasse imparare una lingua per far parte di un popolo....
Lorella Camporesi Comment by Lorella Camporesi on July 18, 2008 at 7:53pm
Purtroppo mi trovo a segnalare un altro intervento della sinistra sulla scuola che poco ha a che fare con la scuola reale e molto con il populismo: l'attacco al ministro Gelmini che vorrebbe rimettere l'obbligo scolastico a 14 anni, perchè ha detto che l'obbligo fino ai 16 anni si può assolvere anche nel sistema della formazione professionale.
Allora noi (leggi "la sinistra", perchè non vorrei si pensasse, dai miei ultimi interventi, che ho "cambiato sponda"...) attacchiamo dicendo che così si costringono i ragazzi a una scelta precoce, che si fanno discriminazioni sociali ecc. ecc.
Alcune piccole osservazioni da chi vive ogni giorno la scuola reale:
- l'obbligo a 16 anni è un'emerita stupidaggine, così com'è ora, perchè non corrisponde ad un percorso di studi concluso: usciti dalla terza media, i ragazzi che vogliono orientarsi al lavoro sono costretti a "bivaccare" per due anni in una scuola qualsiasi, senza un obiettivo e senza un progetto per se stessi, e costituendo solo un disturbo per gli altri.
- anche ora la scelta della scuola superiore è troppo precoce: i ragazzi devono fare la preiscrizione a gennaio della terza media, quando molti di loro non hanno ancora compiuto tredici anni.
- perchè la formazione professionale ci fa così paura? io vivo a Rimini, come ho detto più volte e da noi la tradizione vuole che i bravi ragazzi studino durante l'nverno e vadano a "fare la stagione", come si suol dire, durante l'estate: imparano che cos'è il lavoro, quanta fatica costa guadagnare dei soldi, come ci si rapporta con i colleghi e nessuno ne esce traumatizzato...poi a settembre si torna a scuola, un po' più maturi e consapevoli e forse si evita di distruggere il proprio banco o il motorino di un compagno, perchè ci si è fatti un'idea di quanto può costare...
Vi prego, torniamo nel mondo reale!
graziella casula Comment by graziella casula on July 18, 2008 at 11:36pm
Beh! Se questa pratica di Rimini fosse diffusa a livelllo nazionale, saremmo già un passo avanti . Ragazzi in crescita e genitori pure. Purtroppo non è così; spesso questi ragazzi crescono da soli e con genitori distratti affettivamente.
Giovanni Comment by Giovanni on July 19, 2008 at 7:59am
La formazione professionale -- da genitore e da docente universitario -- fa paura perché
1) Come docente. E' una parola vuota nelle aree a grande disoccupazione, pensa che nella mia università (Benevento) il "tirocinio" (insegno a biologia) lo dobbiamo far fare a molti all'interno dell'università stessa, perché semplicemente non ci sono abbastanza aziende in giro. Immagino vi siano uguali difficoltà per i ragazzi più piccoli, con tante aziende in nero, anche se francamente non ho i dati. Ti rispondo solo per spiegarti perché sorgono le opposizioni d'istinto.
2) Come genitore (sia pure di un bimbo di sei anni, quindi parlo anche qui più per chiacchiere sentite che per dati di fatto): Per molti ragazzi la premessa del lavoro, sapere che occorre fare dei sacrifici e che ogni impiego è una crescita, non c'è. In realtà noi genitori vorremmo che la scuola li preparasse a questo atteggiamento, li accompagnasse verso la scelta matura "di fare la stagione". Lo so che è uno scaricabarile sulla scuola, che li viziamo, ma di nuovo, ti rispondo al perché di una remora verso la formazione professionale altriementi inspiegabile.
Lorella Camporesi Comment by Lorella Camporesi on July 19, 2008 at 8:02am
Hai perfettamente ragione. Allora perchè non perfezionare la formazione professionale per i ragazzi che non si sentono di intrapprendere un percorso di studi diverso? La formazione professionale è l'unica che attualmente consente con due anni di acquisire una qualifica (quindi si arriva ai 16 della legge); se vi si introducessero alcune discipline di cultura generale accanto alla formazione pratica potrebbe funzionare. Invece ci arrabbiamo perchè il ministero dice che può essere un canale per assolvere l'obbligo scolatico...
Il vero problema attuale è la scelta precoce, ma finora nessuno ha proposto ricette sensate per risolverlo. Sono convinta che prolungare semplicemente l'obbligo a 16 anni, senza prospettive, non ha senso. Faccio un esempio: ho avuto studentesse che volevano fare le parrucchiere, ma la scuola per parrucchieri, tra l'altro ottima nella mia città, fa parte della formazione professionale e quindi prima si sono dovute iscrivere ad una scuola superiore, dove ad alcune è capitato di essere bocciate (perchè non motivate, poco preparate ecc.); non si poteva risparmiare un'esperienza che per le ragazze è stata un'inutile umiliazione e per le famiglie un'inutile spesa (non dimentichiamo quanto costano i libri di testo!)?
Lorella Camporesi Comment by Lorella Camporesi on July 19, 2008 at 8:24am
Caro Giovanni, ancora una volta mi rendo conto di come il nostro Paese sia fatto a "macchia di leopardo"; ovviamente io parlo della realtà che conosco nella mia regione; so bene che per molti aspetti siamo dei privilegiati. D'altra parte, per quel che ne so, il problema della scuola nel sud non si limita alla formazione professionale, ma anche nella scuola dell'obbligo, almeno in certe zone, la dispersione è molto alta. Da questo punto di vista credo sarebbe molto importante un confronto dei nostri governanti con chi opera nel territorio (anzichè calare riforme dall'alto) e soprattutto pensare momenti di confronto tra chi opera nella scuola nelle varie zone, in modo da condividere le problematiche e le buone prassi.

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