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Posted on July 17th, 2008 at 3:00pm —
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Posted on June 25th, 2008 at 12:30pm —
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Posted on May 31st, 2008 at 5:00am —
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A parte tutto ciò, ho sognato, o c'era una discussione in cui tu e Daniele Mazzini (udite udite!!!) vi dichiaravate d'accordo con me? E' per questo che è sparita senza lasciare traccia? :):)
Fuori dagli scherzi, che fine ha fatto la discussione sulle preferenze? Ne sai nulla?
Non dovresti prenderela sul piano personale, quando dico che la cultura politica del PD è la somma di due culture di per sé non democratiche, e che di questa origine paghiamo le conseguenze. Non mi riferisco alla provenienza "tua" o di qualsiasi altro individuo; so benissimo che nel PD ci sono persone troppo giovani per aver esprienza di comunisti o democristiani, o che, comunque, non provengono da alcun partito. Ma questo non significa che quelle culture di origine non abbiano permeato tutto il PD, che non se ne è, nelle forme e nei metodi, sufficientemente distaccato.
Soprattutto ne sono imbevuti i suoi dirigenti, sulle azioni dei quali la base (mai abbastanza in grado di sottoporli ad un'approfondita critica)si misura. Anzi, sono proprio i più politicamente disarmati, non essendo difesi da una solida esperienza, ad esserne più facilmente preda. Vedi dunque che da un fatto del tutto irrilevante e marginale, traggo conclusioni che vanno molto oltre il contingente, le nostre persone, e anche il circolo.
La seconda cosa è che credo di essere del tutto in grado di accettare i verdetti della maggioranza; non mi sembra infatti di avere obiettato sul risultato del voto, ma sul metodo che è stato usato e sull'oggetto del voto stesso (e solo perché mi hai chiamato direttamente in causa). Ma una volta presa una decisione, quella è: e anche questo fa parte di un percorso che mi ha portato molto lontano dalla cultura politica "di cui sopra". Nell'accettare i verdetti della maggioranza, non posso però impedirmi di pensare che, se la maggioranza ha sempre "formalmente" ragione, raramente ce l'ha nel merito. Ma questa è solo una privatissima consolazione. Tu fai benissimo a vantare come un tuo successo l'approvazione al documento.
Infine, è probabile che sia, come tu dici, un problema di senilità, ma la categoria della fiducia non entra a far parte dei miei parametri di giudizio politico. Ormai - sempre per via del mio progressivo allontamento dalla cultura politica "di cui sopra" - sono abituata a dare giudizi sui fatti. Non credo affatto che la "politica nuova" possa essere fondata sulla fiducia, ma su pochi principi chiari e metodi trasparenti. Cosa di cui c'è, in generale, grave carestia.
Lascia comunque che mi tenga le mie opinioni obsolete e i miei parametri abbondantemente superati dalla cultura dominante nel PD. Non mi imbarazza essere in minoranza, né mi interessa molto il consenso. So che devo fare i conti con quello che accade nel PD, con la sua politica e i suoi valori - di cui i modi di formazione e il contenuto del documento sono solo un piccolissimo, irrilevante, per quanto istruttivo, esempio. Ma questo è un problema completamente mio.
Cmq per soddisfare la tua curiosità ti rivelo che è vero, un tempo ero messo proprio male. Poi sono successe un po’ di cose tipo bocciatura a scuola e batoste sentimentali che mi hanno dato una scossa inaspettata, ma all’epoca ero messo proprio male. Ma ormai non sono due anni sono quattro anni che ho chiuso con un certo tipo di mondo e sono passato dal “sociale” all’”antisociale”, per dirla con Guccini. Ma è una storia molto lunga.
La prima questione: il metodo. E’stato presentato un documento: su quello ci si doveva esprimere. Ci sono opinioni diverse? Chi le ha, scriva un altro documento e si scelga fra i due. Il coordinamento vuole presentare una sua opzione? Bene, si scelga fra tre. Insomma, voglio dire che quello che non condivido è proprio quello che a te sembra apprezzabile: “…lo sforzo di mediazione fra opinioni differenti”. E’ purtroppo nello stile di un partito nato da due tradizioni di centralismo, se pur diversamente esplicitate, rifiutare il confronto/scontro di idee (in questo senso il nome “Obama” dato al circolo è davvero inadatto). Se si fosse seguito il percorso di mettere a confronto e votare uno, due, dieci documenti, e uno avesse prevalso, si sarebbe presa una posizione in tempi decenti. Al contrario il documento, costruito con l’intenzione di fare sintesi, in realtà diventa una giustapposizione di frasi, un tentativo di dar voce a tutti, che fallisce doppiamente lo scopo: da un lato non ribadisce affatto “alla segreteria del partito il bisogno di moralità”: le frasi che ne parlano appaiono di maniera, poiché lo scopo principale non è tanto prendere posizione sui fatti avvenuti, ma porre al partito una serie di richieste (per lo più irricevibili); dall’altro ha impedito che il circolo Obama prendesse una posizione chiara nei tempi adeguati.
Quindi la melina c’è stata, eccome: nasce dallo stile di far politica che conosco bene (le liste di segno opposto collegate allo stesso candidato, i programmi di 250 pagine, i tavoli di concertazione, ecc.ecc.) che, rifiutando il confronto/scontro delle idee, finisce per non decidere nulla, o per prendere decisioni tardive e inefficaci. E’ il contrario del rigore morale, della trasparenza e della pulizia che pretenderei dalla politica e che, agìta da giovani disinteressati, è ancora più intollerabile che quando è fatta da vecchi marpioni.
La seconda questione riguarda la forma. Un documento politico dovrebbe avere certe caratteristiche, fra cui l’asciuttezza, l’incisività, la facilità di lettura, la pubblicabilità. Credo che nemmeno tu pensi che questo documento abbia queste caratteristiche. Al di là del contenuto, è pieno di frasi ridondanti ed inutili, e anche di esibizioni un po’ puerili. Solo una fra tante: “…situazione dalla quale sono scaturite sul nostro sito lunghe e responsabili discussioni”… scusa, a chi vuoi che importi quanto e come ne abbiamo discusso? Il senso di responsabilità del circolo sarà giudicato su ben altri parametri che la nostra autogratificazione.
E di qui vengo alla terza questione: la valutazione del risultato. Non ho dubbi che tu ed altri abbiate profuso un grande impegno. Ma questo non vuol dire che l’impegno sia proporzionale al risultato: ed è questo che bisogna abituarsi a valutare (se ci abituassimo tutti a valutare i risultati, credo che difficilmente la maggior parte della nostra dirigenza sarebbe ancora al suo posto). Questo non significa dare giudizi sulla persona – la mia stima e considerazione nei confronti della tua persona resta inalterata – ma sulla sua azione. E il mio giudizio resta negativo su un’azione che ritengo condotta e realizzata male dall’inizio alla fine. Per questo non credo di dovermi ipocritamente sperticare in lodi verso le buone intenzioni, poiché è risaputo che delle migliori è lastricato l’inferno.
Questo è quello che penso su tutta questa vicenda. Poiché mi conosco so di essere intransigente; ma qui, vedi, non è questione di relazioni personali, di amicizie, di simpatie – che da parte mia sono del tutto inalterate – ma di politica. Una buona e nuova politica, con nuovi e buoni metodi, che avrei voluto veder germogliare nel circolo, soprattutto da parte dei più giovani. Invece mi trovo – e questo mi amareggia ancor più – di fronte allo stesso stile, quasi alle stesse parole che si sentono da decenni.
Vabbè, come si dice… l’hai voluto tu. Mi hai scritto e ne ho approfittato per dire tutto, ma proprio tutto, quello che penso. Adesso credo che si possa andare avanti, facendo tesoro di tutta l’esperienza che ci si sta facendo.
Alla prossima scazzottatura… :)
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